Sperimentale

Libertà di parola

Pubblicato il 18 Aprile

Scritto da

Libertà

 

Leggera

Incostante

Bella

Entusiasmante

Ricercata

Travolgente

Amata

 

La libertàlibertà li-ber-tà … ho preso questa parola, ho chiuso gli occhi e ho cominciato a farmela rotolare in bocca … tra i denti, sulla lingua … così … per sentire che sapore poteva avere … mmhhh … dolce … sì, può essere dolce … ma anche amara o salata … a volte piccantina (!) … aspra? … No … direi di no.

Spesso ha il sapore delle primizie: la prima ciliegia della stagione, la prima albicocca, il primo fico, la prima arancia … la libertà della terra di dare i suoi frutti quando è tempo … né prima, né dopo … senza essere forzata.

Però … mi son detta … interessante prendere una parola e provare a immaginarne il sapore … di solito le parole sono una roba “cognitiva … concettuale” … la parola libertà poi non ne parliamo … ne parlano filosofi, storici, sociologi, politici, intellettuali vari … i poeti un po’ meno … e se lo fanno è perché magari sono impegnati civilmente … non è una critica, assolutamente … anzi, se non ci fossero (stati) i poeti, chi avrebbe sostenuto i popoli nelle dittature, nelle guerre, davanti alle brutture del mondo?

 

Il fatto è che mi piace pensare alla libertà nella sua essenza corporea, sensuale, fisica … e dunque per prima cosa l’ho messa in bocca. Come fanno i bambini. Per conoscere il mondo, loro lo mangiano. Fino a quando non interviene qualcuno a limitare la loro libertà di farlo. Perché potrebbero intossicarsi, avvelenarsi, strozzarsi … insomma … farsi male.

Vediamo un po’ … allora la libertà può far male? Accidenti … sto intellettualizzando … no, no, torniamo alla dimensione sensuale …

 

Dal sapore si può arrivare al … colore … prendo questa parola e la guardo da tutti i lati … intanto mi rimanda al biancocolore non colore … pagina su cui si può scrivere … cancellare … riscrivere … disegnare … sì … direi che bianco va bene! … Un altro colore per la libertà può essere il verde … perché lo associo al mare … al mio mare … lo Jonio … e cosa c’è di più libero del mare?

È vasto, liquido, unisce, separa, avvolge …

Bianco … verde … mmmhh, ma … anche il rosso mi piace… questo colore mi fa pensare al partigiano morto per la libertà e … con questi tre colori ho fatto la …bandiera italiana ….!

E così i colori, che dapprincipio ho identificato con elementi materiali … poi sono diventati anche simboli astratti!

 

Ma continuando il mio viaggio lungo la dimensione corporea … la libertà la posso anche toccare… bene … la prendo e la metto … che so? Sul comodino? In questo caso diventa un libro!

Oppure me ne vado a camminare in campagna e diviene l’albero al quale mi appoggio … sotto la cui ombra mi riparo … libertà è la strada che percorro con la mia bicicletta nelle mattine e nelle sere d’estate …. ma poi anche la penna con cui scrivo i pensieri, le impressioni … la mia vita…

E l’odore della libertà … qual è? Intanto l’aroma di caffè … senza dubbio! E poi il mio profumo Miréa di Molinard …. Frivolezze? Può darsi … ma questi sono per me, adesso, effluvi di libertà

Ascoltare. Ascoltare il suono della libertà … voci di bambini che giocano … “facciamo che io eroe poi facciamo che tu eri…” … rumore di passi su un sentiero ricoperto di foglie gialle e rosse … il battito del mio cuore … lo sciabordio delle onde contro gli scogli … il canto dei rondoni all’alba e al tramonto … quel “pijj – pijj” che si trasforma poi in un “zjirr” quasi stridulo, ma così profondamente vivo

 

 

…. Libertà da sentire nel

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