Narrativa

Segnatempo

Pubblicato il 22 Aprile

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La prima sveglia suona alle sette e mezza, ma la seconda è rimessa alle sette e quaranta e mentre Alice cede alla tentazione di pigiare il pulsante che ammutolisce la prima, la seconda non può essere ignorata; bisogna alzarsi per spegnerla.

Il micio nell’altra stanza ha già cominciato a miagolare, per lui, che sia estate o inverno, la sveglia è il sorgere del sole, e ora, che è primavera, è già da un po’ che si è fatto giorno.

Il rito delle crocchette nella ciotola non può attendere e poi la spazzolata, le coccole, e il resto del tempo passato a dormire. “Che giornata impegnativa…bisogna solo attendere che arrivi la sera, perché Alice torni a casa, e il rito si ripeta”, sembra pensare.

 

Alice non è ancora del tutto sveglia ma lo è abbastanza per fare mentalmente il punto della situazione: nel pomeriggio si sposa Laura.

Riempendo la ciotola, sussurra al micio: “organizziamo bene il tempo: mattina dedicata alla cucina e pomeriggio dedicato al matrimonio e alla cena di Laura e Marco”

Laura è una sua cara amica e si sposa per la seconda volta, in questa occasione ha deciso di fare le cose molto più semplici…

Dice sempre che, se c’è una cosa che gli anni passati con il primo marito le hanno insegnato, è di non buttare via il tempo con persone che le sono indifferenti, ma cercare invece di impiegarlo con chi le piace stare, senza preoccuparmi troppo del resto.

E così ha deciso di celebrare queste seconde nozze in un piccolo municipio di un paese ai piedi delle montagne, festeggiando con una cena nel giardino della sua piccola casa di campagna.

“Per fortuna che il tempo è buono…” pensa Alice, “altrimenti gli invitati avrebbero dovuto festeggiare sotto gli ombrelli, viste le dimensioni della casetta e la leggendaria disorganizzazione di Laura … sicuramente l’idea che in tale giorno potesse piovere, non ha minimamente sfiorato la mente della sposa”.

 

Alice riflette sul regalo richiesto agli intervenuti alle nozze… nell’invito, consegnato da tempo, c’era scritto che ognuno avrebbe dovuto portare una pietanza preparata con le proprie mani e, a lei, che non aveva avuto tempo di chiamare prima, all’ultimo momento era stato assegnato un piatto per il buffet dei dolci.

 

Alice ci aveva pensato per qualche giorno e poi aveva deciso di reinterpretare questo matrimonio come un rito di altri tempi. In altre parole come quello dei suoi nonni, che amava essere ricordato per i bicchieri presi a noleggio rotti dai confetti, che si usava tirare in quelle occasioni di festa.

L’ultimo matrimonio a cui era andata i confetti di diversi gusti erano racchiuse in perfette scatoline quadrate segnaposto, con tanto di ciondolino ricordo… il matrimonio di Laura doveva essere tutt’altro, e allora “che sia come quello di nonna Celeste con tanto di bicchieri rotti” aveva deciso Alice entusiasta “farò le ciambelline al vino che faceva lei e per i bicchieri si vedrà!”.

 

La ricetta però la nonna non l’aveva lasciata, lei faceva tutto a memoria e ora che non c’era più, gli unici segreti culinari sui quali Alice potesse contare, erano i ricordi della nonna, che si muoveva con il suo corpo grosso ma agile davanti alla spianatoia con gesti che parevano così facili…

“Sarò in grado di ripeterli anche io” aveva pensato Alice, “d’altronde posso contare sulla tecnologia che un tempo non poteva aiutare mia nonna” .

“Allora a me il computer” aveva aperto google e ricercato – ricetta biscottini al vino – “Eccoli qua, bene, la premessa mi piace è proprio quello che cercavo”

 

Le ciambelline al vino sono un biscotto semplice dal sapore di altri tempi.

Pochi ingredienti combinati tra loro per dare un gusto inconfondibile a questo biscotto della nonna

 

 

Gli ingredienti erano stati acquistati per tempo, oggi non rimaneva che assemblarli come indicava la ricetta scaricata.

 

Ora c’è da dire che Alice qualche perplessità al momento dell’arrivo del biglietto l’aveva avuta, poiché era da tempo che non si dilettava con la preparazione dei cibi nella sua cucina… per lo più acquistava le pietanze già pronte e le scaldava nel microonde.

Il forno della sua casa le incuteva un po’ di timore, infondato da un certo punto di vista, perché nelle poche occasioni nelle quali era stato utilizzato ne erano comunque usciti dei cibi commestibili, che a volte avevano ricevuto anche complimenti… a volte…

Tuttavia Alice non era mai stata conquistata dal fascino delle preparazioni casalinghe o dal turbine della pasta madre, come qualche amica di sua conoscenza.

I rapporti con l’elettrodomestico erano pertanto di reciproca indifferenza, ma per quell’evento era tornato il tempo di rileggere le spiegazione e darsi una nuova possibilità di conoscenza reciproca.

La prima idea era stata quella di acquistare le ciambelline nel forno situato in fondo alla via del suo ufficio, di cui tutti parlavano ottimamente, ma a lei sconosciuto, ma con il tempo era stata accantonata.

 

Anche nel corso della mattinata Alice ripensandoci crede che ad una amica come Laura non si possa fare una tale vigliaccata… e poi sa che non è capace di mentire con le persone a cui vuole bene. Ha sperimentato questa verità troppe volte nella sua vita e, dopo anni di errori, ha imparato che non vale la pena immergersi nelle sabbie molli delle bugie.

 

Mentre il micio sonnecchia tranquillo sopra la sedia della cucina, Alice comincia con l’accendere l’elettrodomestico semisconosciuto a 180 gradi,

“così avrà il tempo di arrivare a temperatura “ pensa… “ma io avrò il tempo di preparare tutte le ciambelline prima che arrivi a temperatura?” Cominciano i primi dubbi….

“Va beh, facciamo questa fontana di farina o sarà meglio impastare nella ciotola? … mah? Non ricordo di aver mai visto mia nonna impastare in una ciotola… proviamo come faceva lei… metto il vino e poi metto l’olio”. Ma un rigagnolo appiccicoso, fuori controllo, comincia a scendere dalla spianatoia verso il pavimento.

“Oddio era meglio aver usato la ciotola… che faccio?… impasto e metto altro vino?”

Le mani di Alice rimangono impiastricciate nella pasta appiccicosa.

“E qui come si fa?” si chiede lei.

“Nelle foto di internet allegate alla ricetta questo non si vedeva: alla fine c’era una palla ordinata sul tavolo dalla quale si potevano costruire facilmente delle ciambelline”

“Intanto il forno è arrivato a cottura e io sto ancora impastando”

“Che succede? meno male si forma la palla e poi se faccio dei piccoli serpentelli ecco qua le ciambelline “

“ Il forno è già pronto da venti minuti ma non importa… inforno la prima teglia, imposto il tempo… e vado a preparare le altre ciambelline per la seconda infornata “.

La mattinata di Alice passa fra farina, vino, zucchero e teglie, e mentre impasta a rigira fra le dita le ciambelline e le immerge nello zucchero, si accorge di raggiungere un grado di concentrazione piacevole che le fa dimenticare tutto il tempo che passa…

“Deve essere questo il bello della cucina che ho spesso sentito citare dalla nonna e dalle amcihe pasta madre fans” pensa.

 

Certo la stanchezza si fa sentire, ma il bel risultato già riposto dentro la scatola infiocchettata, pronta per il buffett di Laura, rende Alice orgogliosa del troppo tempo impiegato.

Un pensiero vigliacco ricompare nella mente: “sarebbe bastato prenotare in tempo al forno vicino l’ufficio e ritirare mezz’ora prima di partire per il matrimonio”, ma la cattiva idea viene prontamente scacciata.

 

Non rimane il tempo per la parrucchiera… solo per una doccia e per l’asciugatura naturale dei riccioli ribelli che, probabilmente a causa della troppa vicinanza con il forno, si dimostrano particolarmente ribelli…

Alice si infila il vestito, le scarpe e si trucca frettolosamente e urla al gatto: “ciao micio ci si vede stanotte, le crocchette sono nella ciotola… beato tu che non vai mai di corsa…. Se non per gioco naturalmente”.

Il micio dal canto suo non ha nessuna intenzione di sollevarsi dal divano, dove si è comodamente disteso, per dedicarsi al cibo … “c’è ancora tempo per le crocchette” sembra pensare.

 

Il rito del matrimonio trascorre tranquillo e non è così lungo da lasciare gli invitati tramortiti e affamati, come troppe cerimonie già vissute.

 

La cena comincia e le varie portate, che vengono di volta in volta adagiate sul tavolo perché gli ospiti se ne possano servire a loro piacere, sono buone, ed è divertente scoprire come ogni invitato si sia dedicato alla preparazione del piatto e abbia accompagnato lo stesso con una dedica per gli sposi.

 

Arrivato il momento del buffett di dolci Alice apre sul tavolo la sua bella scatola di ciambelline al vino con la dedica accanto

 

Per la mia amica Laura e il suo sposo ho preparato le ciambelline al vino di nonna Celeste perché il suo matrimonio sia pieno di cose belle passate, presenti e future.

Alice

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi, per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro”

Da “Lettera sulla felicità” di Epicuro

 

 

Alice addenta felice la sua ciambellina, ma poco più in là, accanto a bignè e torte farcite, vede un vassoio con delle ciambelline che sembrano le sue… “ma come?” pensa “eppure i cibi erano stati comunicati dagli invitati e i doppioni erano stai banditi da Laura, che aveva stilato l’elenco delle leccornie.”

 

Si avvicina e legge la dedica:

 

Le ciambelline all’anice che preparava, quando ero bambino, mia zia Emilia. Io le ho preparate per gli sposi, dedicando loro tempo e entusiasmo, alla ricerca della ricetta originale, credendo sempre che è il tempo che dedichiamo alle persone che le rende preziose…

Alberto

Disse la volpe: “ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” … “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante

DaIl piccolo principe” di Antonie de Saint-Exupéry

 

 

Alice addenta la ciambellina all’anice e riflette “è propria buona, quasi come la mia, forse di più” e mentre è presa dalle sue riflessioni ispirate dalle pupille gustative gli sposi arrivano alle sue spalle.

 

Laura è raggiante e Alice è felice di aver condiviso un tempo così bello come quello trascorso nel pomeriggio con lei, …gli auguri che le due donne si scambiano sono sinceri.

La sposa vedendo che l’amica sta mangiando la ciambellina all’anice, chiama Alberto, fa le presentazioni e Alice deve ammettere che quell’uomo la incuriosisce, la scelta di un dolce così simile al suo non può lasciarla indifferente.

Nella sua vita si è sempre lasciata attirare dalle coincidenze che le sono accadute per caso.

 

Alberto le racconta che è appassionato di cucina e che gli piace ricercare le ricette del passato e reinterpretarle in chiave moderna per gli amici. Ogni tanto si dedica a corsi di cucina e a sfide tra chef improvvisati.

 

“Che strano modo per passare il tempo” pensa Alice, tuttavia resta a parlare con Alberto che le descrive pietanze preparate, tempi di cottura e segreti culinari all’altezza di nonna Celeste.

Alice inizialmente ha la tentazione di vantare grandi doti da pasticcera, ma poi la sua inclinazione alla sincerità, la spinge a rivelare la sua indifferenza verso l’arte culinaria.

 

Tuttavia Alberto è interessato a lei e Alice trova che in lui ci sia qualcosa che la diverte, la serata trascorre piacevolmente in sua compagnia e arrivato il momento di salutarsi c’è anche l’intenzione di rivedersi per una cena insieme con scambio di ricette.

 

Alice rientra a casa, il micio si solleva dal divano e si dedica al cibo, “certo che per te gatto, il tempo è veramente relativo… sembra sempre che le ore sono minuti e non ti affanni mai” pensa lei, un po’ invidiosa, e getta sul tavolo la sportina con i dolci avanzati, consegnata agli invitati in ricordo del matrimonio.

 

I dolci vengono apprezzai anche nei giorni seguenti, soprattutto le ciambelline all’anice che terminano in fretta e così la settimana seguente, Alice uscendo dal lavoro, decide di visitare il forno in fondo alla strada, tanto elogiato dai suoi colleghi. Entra decisa per acquistare le ciambelline all’anice: sono in bella vista nel bancone e se ne fa preparare un bel sacchettino, ma, addentandone una uscendo dal negozio, deve ammettere che non possono competere con quelle di Antonio.

 

“Facciano almeno felice il micio” pensa delusa, e mentre entra nel negozio dove acquista abitualmente le crocchette, le apre la porta un uomo che sta uscendo. Si guardano e sorridono, è Antonio che porta al guinzaglio un buffo e agitato cane, dall’area simpatica, che agita al collo una targhetta con su scritto peperoncino.

Sono entrambi contenti di rivedersi e l’invito a cena che avevano solo ipotizzato, questa volta esce spontaneo dalle labbra di Antonio.

Alice è contenta di accettare “a condizione che per dolce ci siano le ciambelline all’anice” sentenzia entusiasta.

 

La sera dell’invito Alice scende dalla sua auto parcheggiata accanto alla via parallela alla casa di Antonio, prende la bottiglia di Passito che non può che esaltare il sapore delle ciambelline e pregustando la cenetta e la compagnia del nuovo amico, si avvicina al portone del palazzo di Antonio.

Suona il campanello e nota che nell’androne del palazzo c’è una gran confusione… nessuna riposta dal campanello, ma una delle donne riunite all’interno dell’edificio gentilmente le apre e Antonio in mezzo al gruppo, accortosi della sua presenza, le va incontro con sguardo dispiaciuto.

 

“Scusami Alice ma ho combinato un guaio: ho sbagliato il tempo di cottura delle ciambelline anzi, per meglio dire, le ho lasciate cuocere in forno per tutto il pomeriggio… anche il contenitore si è sciolto e la casa è invasa da un odore acre di bruciato… è impraticabile… le vicine stavano per chiamare i vigili, ma poi sono rientrato e, visto che ancora non aveva preso fuoco nulla, ci siamo limitati ad aprire le finestre e sperare nel vento…” per fortuna che avevo portato Peperoncino da mia sorella per farlo stare un po’ nel suo giardino, altrimenti non so se lo avrei ritrovato sano e salvo…”.

Il dispiacere di Alice per la cena andata buca prevale sui vari pensieri che si susseguono:

il primo è per il forno: la diffidenza verso l’elettrodomestico non le appare poi così campata in aria;

il secondo è per Antonio che non le sembra più uno chef tanto accurato, ma d’altronde le imperfezioni delle persone l’hanno sempre affascinata di più della perfezione;

il terzo è sulla possibilità di salvare la cena in mezzo a quel disastro…

Le viene in mente una proposta: “facciamo una cosa… che ne dici di andare a cena alla trattoria qui vicino? Ha aperto da poco ma ci sono stata con degli amici e i piatti tipici non sono male”.

 

Antonio sorride e pensa che tutto sommato il cibo non è così importante quanto la compagnia, accetta la proposta di Alice e salutando le vicine si avvia con lei verso la trattoria, desolato per non poter preparare la sua cena a Alice ma contento di avere comunque l’occasione di conoscersi meglio.

 

Nella strada mentre i due si avviano si avverte un odore di bruciato.

“La prossima volta rimetto il segnatempo del forno e aspetto che suoni prima di uscire di casa” pensa Antonio.

“La prossima volta invece del Passito gli regalo un segnatempo, così forse non rischiamo l’incendio dell’appartamento, ma, a dirla tutta, con un elettrodomestico complicato quale è il forno non sia sa mai…” pensa Alice.

 

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