Ospiti

Branco

Pubblicato il 2 Ago 2017

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– Vuole prendere proprio quello? –
– Dice a me? –
– Sì, mi scusi… ha in mano l’ultimo barattolo di piselli. Mi chiedevo se le fosse indispensabile. –
– Certo che mi è indispensabile, altrimenti non avrei fatto la fatica di allungarmi sulle punte dei piedi. –
– Ehm, se … se vuole posso prenderle tutte le scatole di fagioli. Sono meglio i fagioli dei piselli, no? –
– Non capisco perché lei si interessi alla mia spesa. Arrivederci. –
– Aspetti. Scusi … ecco: mi serve quel barattolo. –
– Mi dispiace, può ben dire “mi serviva” –
– Non faccia così. Guardi: glielo pago il doppio. Devo portare quel barattolo a casa questa sera e questo è l’unico supermercato aperto a quest’ora. –
– Anche io devo portare quel barattolo a casa questa sera ed in più l’ho visto per prima quindi la vittoria è mia. –
– D’accordo. Se lo tenga, prima che le sue urla ci facciano rinchiudere. La saluto. –

Il reparto delle conserve era vicino a quello dei surgelati. La donna vi si diresse rapidamente perché il tempo a disposizione era poco: il supermercato stava per chiudere ed inoltre lei doveva tornare a casa il prima possibile. Nel congelatore erano docilmente allineate platesse nel loro rigor mortis. Allungò la mano per prendere l’ultima della fila.
Lui osservava da lontano il barattolo di piselli nel carrello della donna e non mancò di notare le sue intenzioni. Con un rapido balzo si protese verso le platesse: afferrò la confezione sotto il naso della donna e, prima che questa potesse intervenire, mise nel proprio carrello anche le restanti quattro.
– Ma allora lei lo sta facendo apposta?! Non ha niente di meglio da fare? La smetta di perseguitarmi altrimenti chiamo la sicurezza. –
– Ho solo preso un po’ di platesse! –
– Mi ha tolto la mia platessa dalle mani! E vorrebbe avere anche ragione? –

– Suvvia! Non esageri adesso! Sono solo arrivato prima di lei. A lei i piselli, a me le platesse. –
La donna girò il suo carrello andandosene stizzita e trattenendosi dal rispondere alle provocazioni di quest’uomo che la stava perseguitando.
– Aspetti. Se vuole può avere qualche platessa. –
Continuò a camminare in fretta senza voltarsi, aveva cominciato a stufarsi di quell’uomo.
L’uomo sospirò. Non poteva certo mettersi a seguire la donna per un barattolo di piselli; dall’altra parte, il pensiero di andare a casa e affrontare sua moglie non era una prospettiva migliore. – Mi aspetta una serataccia – , bisbigliò dirigendosi alla cassa.
La ragazza si tirò sulla testa il cappuccio rosa shocking della felpa, il reparto dei surgelati le faceva sempre entrare il freddo nelle ossa. Doveva fare in fretta, sua madre le aveva dato la lista della spesa da portare a sua nonna. Ormai erano mesi che la nonna non usciva di casa, una malattia degenerativa la costringeva a letto. Era sempre lei ad occuparsi della dispensa della nonna solo che quel giorno aveva fatto tardi, le prove del suo gruppo hindie si erano prolungate oltre l’orario prestabilito perché quella domenica avrebbero avuto un concerto contro le armi a sostegno del movimento pacifista. Non era quindi riuscita a fare la spesa al solito supermercato e si era avventurata in quel centro commerciale di periferia. Ci mancava solo di incontrare un tipo come quello.
L’uomo le diede un’altra occhiata prima di mettersi in fila: la donna ora aveva un che di Cappuccetto Rosso, una versione un po’ più moderna, magari. Rise tra sé e sé: da questa ottica lui doveva essere il lupo cattivo, cosa del tutto inappropriata. Il lupo in realtà lo aveva sposato e ora lo aspettava a casa, per il suo prezioso barattolo. Ma perché diavolo aveva detto alla moglie di aver già comprato i suoi inestimabili piselli?
Quell’uomo continuava a guardarla come fa il lupo con la sua preda, decise di calarsi ancor di più il suo cappuccio sulla testa e si isolò con gli auricolari. La musica del suo gruppo le entrò in circolo nelle vene.
La osservava. La osservava e pensava “Meglio affrontare Cappuccetto Rosa che quella bestia di mia moglie”. Strinse i denti per qualche secondo, cercò il coraggio e infine si diresse verso la donna. A pochi metri da lei, Cappuccetto Rosa cambiò all’improvviso corsia. Lo stava evitando. Ovvio che lo stava evitando! Ai suoi occhi doveva sembrare un maniaco o qualcosa di simile. Ci mancava si beccasse una denuncia quella sera. Sospirò di nuovo. La donna era del tutto innocente, non poteva prendersela con lei solo perché aveva paura di sua moglie. Ritornò alla cassa, fece la fila, pagò la spesa e uscì dal supermercato. Arrivò alla macchina e quando finì di sistemare tutto nel portabagagli, vide uscire anche la donna. Con il cappuccio a nascondere i capelli, si stava guardando intorno: forse per cercare la propria macchina – improbabile – forse per evitare lui. Chiuse la macchina e, ancora una volta, la osservò. Ora che l’impeto iniziale della battaglia per i piselli era passato, l’uomo si sentiva in colpa. Chissà cosa provava quella donna ora, convinta di essere seguita dal lupo cattivo. Si avvicinò a lei, mantenendo comunque una certa distanza. – Io , ehm, io credo che le debba delle scuse per … per prima. –
La ragazza trasalì a quelle parole improvvise, non si era accorta dell’uomo e nel buio del parcheggio tutto sembrava ancora più pericoloso. Si voltò verso di lui incenerendolo con un “Scuse accettate, arrivederci” ed allungò il passo in direzione della casa della nonna. Cercò di non fare la strada più diretta in modo da depistare questo importuno sconosciuto che a quanto pare non le dava pace. “Ma la gente non ha nulla da fare, dico io?” si chiedeva allungando il passo il più possibile.
– Ehi, aspetti … mi voglio far perdonare. Voleva le platesse, giusto?
A quel punto lei si girò e gli rivolse la parola – Senta, ormai le platesse non mi interessano più, ho finito la mia spesa ed ora vado molto di fretta. Accetto le sue scuse, non è successo nulla. Ora devo proprio salutarla, arrivederci. – Si girò dall’altra parte e si avviò verso casa della nonna.
L’uomo sospirò di nuovo. Aprì la macchina ed entrò. Restò per un attimo assorto dalla domanda dove avrebbe potuto comprare il tè alla sua cara moglie che lo avrebbe sgridato da lì a poco. Forse un bar? Mise in moto e partì.
Finalmente si era liberata di quell’uomo. Accelerò il passo perché era in forte ritardo con la nonna: chissà cosa stava pensando, di sicuro si stava immaginando un rapimento della nipote per mano di sconosciuti. Magari addirittura una guerra tra mondi la cui causa principale sarebbe potuta essere proprio il rapimento della nipote, come una moderna Iliade. Una guerra che avrebbe portato alla fusione di mondi … ma questa era l’immaginazione di Ester, la canzone che stava componendo da giorni la stava influenzando. Dopo un quarto d’ora di cammino riuscì ad arrivare dalla nonna: viveva sopra una drogheria, un posto fantastico dove lei comprava uno dei migliori tè verdi della città.
Sorrise alla ragazza che gli passò le bustine di tè. per tutta la sera si era sentito come un formichiere in cerca di cibo su di una spiaggia. Ora, la sorte sembrava finalmente sorridergli. Era entrato in quel locale senza pensare di avere una speranza ed invece adesso ne stava uscendo proprio con quello che cercava.
Mentre entrava nel portone della nonna scontrò con un uomo, come sempre camminava con la testa fra le nuvole e per questo era solita sbattere un po’ ovunque. – Mi scusi – si affrettò a dire ma chi si trovò davanti? L’uomo del supermercato!
– Mi scusi lei – rispose cortesemente. Appena alzò gli occhi sul viso della donna, le sopracciglia si inarcarono spontaneamente. – Lei? Mi sta seguendo, per caso? – Sorrise alla donna sperando di poter sdrammatizzare la situazione. Non aveva dubbi su cosa potesse pensare la donna sulla sua presenza lì.
– Seguirla? Per quale motivo? Veramente stavo pensando lo stesso di lei, comunque assolutamente no -. Lo sguardo le cadde su di un tatuaggio che gli sporgeva dal collo della camicia – Ha un lupo tatuato sul collo? Come mai? – chiese all’uomo mentre i tratti del suo viso si rilassavano in un mezzo sorriso.
– Ora non mi dirà “che occhi grandi che hai”, vero? – rispose in maniera spontanea.
– Diciamo che parlare con uno sconosciuto non è proprio normale, non crede? Oltretutto uno sconosciuto che ti pedina come sta facendo lei… solo che il suo tatuaggio mi incuriosisce, io sono un’appassionata del genere. Lo ha fatto in città? –
Come era passato da maniaco a uomo interessante o almeno uomo con un tatuaggio interessante? Non se lo chiese più di tanto, dopotutto, stare sulla soglia di quel locale rovinando i tappeti all’entrata e all’uscita, era meglio che avere una discussione con sua moglie. – Sì, l’ho fatto in città. Com’è che le interessa?
– Mi scusi l’indiscrezione ma da quale tatuatore lo ha fatto?-
– Conosce qualche tatuatore per caso?-
– Non ha risposto alla mia domanda…-
– Da una ragazza in centro. Si chiama Sonia. Perché?-
– Immaginavo. Come mai ha scelto proprio quella tatuatrice?
L’uomo alzò le spalle. – L’ha scelta mia moglie. Voleva che mi tatuassi qualcosa che la riguarda…-
– Qualcosa che la riguarda? Il lupo? –
L’uomo scoppiò in una risata – Il mio unico atto di ribellione contro di lei. Mi ha fatto una sfuriata come non mai ma ne è valsa la pena. –
– Sonia concede di tatuare il lupo solo a determinate persone e sa a chi? A chi considera la resilienza il suo modus vivendi. Quindi lei è una persona resiliente…-
Questa volta l’uomo rise pienamente. – In effetti sono resiliente a mia moglie. –
La ragazza rise ma aggiunse – Oltre che a sua moglie sicuramente sarà resiliente alla vita. Sono sicura che nei momenti di crisi lei riesca a sopravvivere, magari nella sua vita è accaduto qualcosa che l’ha profondamente segnato e lei ha imparato a reagire in modo resiliente alle difficoltà. Altrimenti Sonia non le avrebbe fatto quel lupo grigio. Facciamo parte dello stesso branco, sa? – e si alzò la manica del maglione mostrando il polso dove campeggiava un lupo grigio ululante alla luna. – Siamo pochi ad essere stati tatuati così da Sonia e lei è la seconda persona che incontro. Sto conoscendo il mio branco. –
– Urca… Mi sta dicendo che faccio parte di un branco?-
La ragazza alzò gli occhi al cielo, non si capacitava come potesse essere possibile che una persona così avesse quel tipo di tatuaggio. Non rispondeva alle sue domande, era evasivo e superficiale, non faceva altro che fare battute pesanti sulla moglie ed essere ammiccante con lei, che alla fine si era resa disponibile ad un dialogo. Insomma, una persona sgradevole.
L’uomo notò il movimento delle pupille della donna: seguì un silenzio imbarazzante. – Ehm… succede qualcosa con questo branco? –
Ester non aveva più voglia di spiegargli, non si sarebbe stupita se alla sua risposta quell’uomo le avesse fatto una battuta sulle zone erogene della moglie. – No, non succede nulla con il branco. Scusi, è stato un piacere parlare con lei ma ora devo proprio andare. – Si rigirò su sé stessa e si incamminò verso la fermata della metro. Prese dal suo zainetto il cellulare – Pronto, nonna? Sì, scusami per non averti chiamata prima ma mentre venivo da te mi è accaduto un imprevisto e quindi non ce la faccio a passare. Ci vediamo domani, tranquilla ho comprato tutto. Un bacione e salutami quel furfantello di Cacciatore, digli che domani gli porto un osso gigantesco! Domani vengo in macchina così non ritardo. Buona notte, nonnina.

(Scritto insieme ad Alex Coman)