Narrativa

Cronache Surrazionali

Pubblicato il 7 Aprile

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Il treno procede spedito dopo aver superato Bologna, non deve mancare molto a Ferrara ormai. Il BlackBerry mi vibra nel taschino.

“Pronto?”

“Si, ciao Alex sono Giacomo, allora stai andando a Ferrara con Marco?”

“No Marco ha avuto la febbre all’ultimo minuto, degli atei ternani sono solo io a venire a Ferrara per il congresso. Gli ‘Amici dell’ateismo’ si dovranno accontentare”

La signora seduta di fronte a me alza gli occhi.

“No, la febbre no… e che cavolo già siamo in pochi a sostenere la candidatura di Geronti!”

“Si siamo pochi e non c’è speranza, lo sappiamo… lo facciamo per testimonianza. Comunque sono quasi arrivato a Ferrara, faccio questo congresso degli atei italiani e lunedì sera sono di nuovo a Terni. ”

“Ma hai portato i tuoi libri?”

“Un paio”

“Solo?”

“Ma si, tanto non me li faranno mettere nella sala”

“Come non te li fanno mettere? Un socio scrive un libro e loro non gli fanno pubblicità?”

“Ma dai lascia perdere, gli atei vogliono solo roba atea, lo sai… non mi metto a disturbare il congresso, già dovremo discutere per altro.”

“Va beh, salutami Geronti”

“Senz’altro Giacomo, ciao!”

Chiudo la conversazione, ripongo il blackberry nel taschino e riapro “Tu sei il male” di Costantini, la signora di fronte mi sta ancora guardando. Ricambio lo sguardo mostrandomi perplesso, e lei: “Mi scusi sa, ma ho sentito che c’è un congresso di atei a Ferrara?”

“Si, signora”

“Ma quando c’è?”

“Domani e lunedì, signora”

“Oh Dio mio, domani? Ma domani…”

“….domani?”

“Ma insomma, domani è Pasqua”

“Ah si?”

“Oh Signore mio, ma lei non sa che è Pasqua domani?”

“So che è festa domani e lunedì, quindi?”

“Ma insomma, questa è bella…. cosa fate? volete provocare o cosa?”

“Scusi ma provocare chi?”

“Ma insomma… cioè… noi credenti”

“E perché vi provochiamo?”

“Ma perché è la nostra festa più santa e voi atei ci fate un congresso!”

“Mi faccia capire, noi provochiamo perché ci riuniamo durante la vostra festa?”

“Beh si”

“E sempre per capire, quando il 17 Febbraio, rogo di Giordano Bruno, o il 20 settembre la presa di Porta Pia, cadono di domenica voi per rispetto non fate le messe?”

“Ma no che c’entra, perché non dovremmo farle?”

“Perché quelle sono feste nostre quindi di conseguenza, secondo il suo ragionamento non dovreste riunirvi, voi credenti”.

“Ma questa è bella, ma che paragoni sono? Noi siamo la maggioranza quindi…”

“…quindi potete fare quello che vi pare, si l’ho già sentita questa! Mi scusi signora se glie lo dico ma ha un idea un poco distorta della democrazia”

”Ah ma questa poi…” La signora si sistema meglio sul sedile foderato in simil-sintetico, gira lo sguardo e riprende in mano la sua rivista patinata, sfoglia due pagine e poi torna alla carica: “Scusi se mi permetto di nuovo, ma dove lo fate a Ferrara?”

“Mah, avevamo pensato di pagare un hotel, ma visto che è Pasqua abbiamo deciso di occupare il duomo e farlo li… ovviamente concluderemo il congresso bruciando il vescovo!… Signora che fa? Va via? Se vuole venire le riservo un posto in prima fila…”

Dall’altra parte del vagone ridono. Meno male.

Mi sdraio sul letto dell’hotel, materasso comodo, bagno ultramoderno, doccia con idromassaggio. “Si vede che abbiamo preso i soldi del cinque per mille” maligno fra me e me. E ripenso al congresso del 2004 quando ognuno si doveva adattare “alla si salvi chi può”.

Chissà se le cose sono cambiate da allora? I litigi, il segretario che trionfante, prima del congresso, informava per le scale al coordinatore del mio circolo (uno dei coordinatori ribelli) che lui aveva già sette membri del consiglio su dodici per essere rieletto. Le discussioni a spaccare il capello in quattro sull’imprescindibile questione se fosse meglio difendere la libertà di pensiero o il pensiero critico. La paura di essere chiamati anticlericali. La mania di controllo di ogni attività dei singoli circoli.

Avevo giurato a non andare più ad un congresso degli “Amici dell’Ateismo”, pur rimanendo sempre iscritto perché, che cavolo, una testimonianza contro l’arroganza di questa Chiesa Cattolica in Italia ci dovrà pur essere. Quest’anno mi sono fatto convincere, dovevamo essere in tre delegati ma mi ritrovo solo per vari motivi. Almeno speriamo che la colazione sia buona.

La colazione era il paradiso, ovviamente in terra. Dopo aver degustato ogni leccornia mi prendo il secondo caffè e mi accingo ad occupare il mio posto in sala.

Davanti all’ingresso due delegati dibattono sulla consistenza teologica di Manitù e Odino. Passo in rassegna le pubblicazioni dell’associazione: “Perché Dio probabilmente non esiste”, “Perché è giusto non credere in Dio”, “Perché Dio, Perché?!”, “Dio non c’è”, “Dio ci fa” e l’ultima produzione destinata a cambiare il mondo: “Dio è ateo”.

L’ultima volta che sono passato davanti alla vetrina delle paoline, dio non era così nominato.

Dopo il solito quarto d’ora accademico a cui va aggiunta la mezz’ora politica il congresso sembra avere inizio. C’è subito la prima questione da affrontare di fondamentale importanza. Occorre nominare le commissioni e soprattutto definire in termini precisi i ruoli della Commissione di Garanzia.

Il punto cruciale della questione è: la commissione può rigettare in toto una mozione o piuttosto esprimere solo il suo parere di non ammissibilità e rimettere al congresso la decisione di appoggiare la mozione?

Dopo trenta minuti in cui vengono tirati in causa le maggiori enciclopedie del diritto associazionistico di tutto il mondo dall’Argentina alla Kamchatka un signore della prima fila prova a chiedere: “Scusate ma questa roba non dovrebbe essere definita dallo statuto dell’Associazione o quanto meno dal regolamento del congresso?”

Momento di imbarazzo, rumore crescente poi dal tavolo della presidenza invitano a non fare polemiche perché stanno garantendo la maggiore democraticità del congresso.

In realtà vorrei far notare, non è cambiando le regole in sede congressuale che si garantisce la democraticità, transeat.

Speriamo che abbiano il buon senso di nominare gente super partes nella commissione almeno, infatti ci si mette, da solo, il segretario uscente. Non dico niente, mi mordo la lingua e sto zitto.

Poi lo stesso segretario uscente fa il suo discorso di commiato. A sentire lui gli iscritti all’associazione “Amici dell’Ateismo” sono autistici e misantropi. “Ho sentito bene?” chiedo al delegato a mio fianco, “Si, è una battuta che fa spesso” mi risponde.

Beh, considerando che è il primo congresso di un’associazione nazionale che vedo senza un saluto istituzionale o di un’associazione amica probabilmente ha ragione lui.

Ogni tre minuti viene puntualmente interrotto dall’orchestrina Jazz che entra nelle frequenze degli altoparlanti della sala, inevitabile pensare che a Radio Maria abbiano cambiato gusti musicali.

Finisce il discorso. Inevitabile standing ovation e poi iniziano gli interventi liberi. Ognuno da il suo contributo più o meno intellettuale, ma al “Ci vogliono più donne, cazzo!” vado a prendere il terzo caffè.

Sullo schermo piatto di fronte al bancone il canale Focus manda in onda la storia di Gesù, va beh… è Pasqua del resto.

Altri interventi la maggior parte concentrati sulla sottile linea rossa che distingue il supporto alle Cerimonie Laiche e il supporto ai Cerimonianti Laici che, è ovvio a tutti, non è e non potrà mai essere la stessa cosa. Le conseguenze di tale confusione sarebbero disastrose, si potrebbero anche aprire porte su mondi paralleli in cui le sottigliezze linguistiche non esistono ad esempio.

E’ ora di pranzo. Al bar, la vita di Gesù imperversa sempre sugli schermi.

Riprendono gli interventi e vengono discusse le prime mozioni. Ce ne sono dieci, su otto interviene (sempre in modo contrario ad ogni modifica dello statuto o degli obiettivi) il terribile membro del consiglio Doremi di cui si mormora che una volta sia riuscito ad argomentare logicamente perché non era giusto correggere gli errori di ortografia dello Statuto originale. Statuto del quale si narra esista una copia scritta al contrario usando la calligrafia di Leonardo da Vinci e che si sia riusciti a farla vidimare dall’archivio segreto Vaticano per costringere subdolamente la Chiesa Cattolica a riconoscere l’esistenza di un’associazione di atei in Italia.

Stavolta l’argomentazione logica più usata, evidentemente studiata di notte fra un manoscritto di Onfray e l’altro è “Vi invito a non approvare la modifica perché in effetti si fa già così quindi è inutile scriverlo”. Logica d’acciaio, e infatti il congresso gli da quasi sempre ragione. Mica come i dilettanti del masochismo come, che so… Tafazzi!

Quarto caffè della giornata, la vita di Gesù imperversa sempre. A fianco a me un delegato dice ad un altro, “Oh, ma hai fatto caso che la parola meno pronunciata del congresso è ‘ateo’?”

Gomblotto?

Si ricomincia con la prova del nove, le tre mozioni di Geronti vengono respinte tutte “a prescindere” come è opportuno dire. Nell’ultimo caso interviene anche la fantomatica Commissione di Garanzia (ah, ecco a cosa serviva) a dire che no, non si può neanche mettere ai voti. Pensare che si possano dare mille euro a un circolo attivo all’inizio dell’anno per far fronte alle spese in tempo utile senza passare per l’approvazione della sede centrale, è pura follia. Questo nonostante il bilancio degli “amici dell’Ateismo” si aggiri ormai sui duecentomila euro cash annui, ovviamente perché [seguono motivazioni in lingua fiscal-bancariese sulla insovrapponibilità dei codici fiscali che come quella dei corpi esiste dai tempi dei presocratici. Argomentazioni che si concludono con una telefonata in diretta a Draghi che da Bruxelles conferma che no, questi mille euro non si possono dare altrimenti l’associazione verrebbe affidata a una trojka per traghettarla al di fuori del debito presunto accumulato].

Non c’è speranza neanche per le mozioni, figuriamoci per il segretario.

Esco dall’hotel per andare a cena. La vita di Gesù è sempre sullo schermo.

La notte ha allontanato qualche sostenitore di Geronti (“se devo far finta di essere stupido mi iscrivo a CL almeno ci guadagno” ha strillato alle due del mattino il coordinatore di Macerata allontanandosi sulla sua Panda).

C’è tempo per gli ultimi interventi liberi, quando un sostenitore della linea di Geronti, in evidente minoranza, dice di non essere completamente soddisfatto per il trattamento ricevuto a questo congresso, dalla maggioranza mandano qualcuno a chiedere “nei corridoi” se le brioche del mattino fossero fredde. Alla risposta che non avevano capito la questione sembra si siano offesi moltissimo.

Poi, in conclusione, prende la parola uno dei soci storici dell’associazione e analizza la situazione dell’Italia attuale: “una volta, quando ero giovane, le coppie che si sposavano in Comune con rito civile erano l’uno per cento oggi sono oltre il cinquanta. La situazione è cambiata in modo drammatico”. Drammatico? Sipario e infermieri, please.

Risultati della votazione bulgara: 76 voti di maggioranza 18 per la minoranza rimasta fino alla fine.

Libero la stanza, raccolgo i libri e i souvenir del congresso, prendo l’ultimo caffè al bar. La vita di Gesù imperversa anche oggi sugli schermi.

“Dica la verità” faccio alla barista “avete messo un dvd in loop per provocarci!”

“Ma no, è il canale focus. E poi semmai siete voi che provocate.”

“Noi provochiamo?”

“E certo, fare un congresso di atei il giorno di Pasqua…”

“Ma noi a dire il vero l’albergo l’abbiamo pagato e non è cortese farci trovare la vita di Gesù in loop ventiquattr’ore al giorno”

“E che c’entra? Siamo in Italia, noi cattolici siamo la maggioranza e…”

“E fate quello che vi pare! Si, questa l’ho già sentita da qualche parte! Arrivederci.”

“Arrivederci”

Prendo la valigia e chiamo il taxi, la pasquetta è finita, l’Italia ritorna a dormire senza nessuno che la disturbi.

Alessandro Chiometti

Marzo 2016

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