Giallo-Noir-Horror

Ritorno a Tsilivi

Pubblicato il 27 Luglio

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Paolo scese a Zacinto con la sua Polo sbarcando dal traghetto delle 20,00. Aveva fatto in tempo a prendere l’ultimo imbarco in partenza da Killini per un pelo, le strade della Grecia erano molto peggiori di come glie l’avevano descritte.

Era la prima volta che metteva piede in terra ellenica, era rimasto subito colpito dalla confusione che sembrava regnare ovunque fuori dal porto di Patrasso, fortunatamente il navigatore aveva trovato facilmente la giusta via per Killini, base di partenza dei traghetti per Zante. Le 20 ore passate a bordo della Anek Lines avevano messo a dura prova il suo amore per il mare. “La prossima volta prendo un charter senza dubbio” si era detto più volte durante il tragitto.

Lo aspettavano a Tsillivi, pochi chilometri a nord di Zacinto i due soci dell’investimento da seicentomila euro che li rendeva proprietari di un hotel di ultima costruzione, destinato ad ospitare turisti da mezza Europa.

Mentre osservava l’isola destinataria del suo investimento nella luce del tardo pomeriggio di Luglio i suoi dubbi continuavano a tormentarlo, non tanto per la paura di perdere i soldi (aveva una discreta disponibilità finanziaria grazie alla sua famiglia) ma quanto per i suoi pregiudizi verso tutti quei paesi che considerava arretrati. Il Sud dell’Italia, la Spagna e la Grecia per l’appunto. Eppure le assicurazioni sulla bontà dell’investimento non erano mancate, con la crisi greca le opportunità per quel tipo di affari aumentavano dismisura. La manodopera per mandare avanti l’hotel costava sempre di meno mentre i turisti tedeschi, olandesi e inglesi spendevano sempre di più.

Maledicendo l’ennesima buca che metteva a rischio il semiasse della sua utilitaria arrivò all’indirizzo memorizzato sul navigatore satellitare. Scese ed entrò all’hotel Maestralis; la pulizia e la modernità dell’albergo si scontrava con tutto quello che aveva visto della Grecia in quelle poche ore.

  • Salve sono Paolo Fortunati dovrei parlare con Carlo Pergamini e Mattia Dal Bon
  • Sorry, can you speak english please? – la ragazza alla reception non aveva capito una sola parola, Paolo si diede mentalmente dello stupido poi ricominciò:
  • I have to talk with Carlo Pergamini, do you know Mister Pergamini?
  • Oh certainly, you can find him in the bar, just down this way, near the swimming pool

  • Ok thank you

  • Parakalò

“Che ha detto? Paraculo?” pensò Paolo che lanciò un occhiata perplessa alla ragazza. Scese le scale fino al bar e riconobbe Pergamini e Dal Bon che aveva visto fino ad allora solo sulle foto dei loro profili facebook.

  • Salve sono Paolo Fortunati! –
  • Paolo! Benvenuto, com’è andato il viaggio? – Carlo scese dallo sgabello e gli strinse la mano, altrettanto fece Mattia Del Bon
  • Eh insomma, venti ore di traghetto…
  • Ma io te l’avevo detto, prendi il charter da Linate – esclamò Mattia Del Bon
  • Ma si, è che io con gli aerei, insomma non è che ci vado proprio d’accordo
  • Va beh, l’importante è che sei arrivato, hai visto che spettacolo il nostro hotel?
  • Davvero, non c’è male…
  • Non c’è male? Ma hai visto che piscina? In Italia una roba del genere costa milioni e milioni di euro, qui ci fanno entrare in proprietà appena con seicentomila euro.
  • Beh certo, ma siamo sicuri che i turisti arrivano?
  • Arrivano? Dovremo mandarli via i turisti, siamo all’inizio di Luglio ed è già tutto pieno, ad Agosto non c’è una camera libera neanche con il lumicino… e stiamo parlando di sessanta camere…sai che significa sessanta camere a 100 euro a notte per tutto il mese di Agosto piene?
  • Duecentomila euro – Paolo con la matematica non aveva mai scherzato, Del Bon e Pergamini rimasero un attimo a contare, poi quest’ultimo fu il primo a parlare.
  • Giusto duecentomila euro solo nel mese di Agosto, significa come ti dicevo che in tutta l’estate che qui va da Maggio a Ottobre ne tiri su almeno quattrocentomila, senza contare le consumazioni al banco.
  • Metti anche che centomila euro se ne vanno per le spese, noi con seicentomila abbiamo la metà delle quote, in quattro anni siamo pari e poi è tutto guadagno – Dal Bon era fin troppo entusiasta, Paolo voleva prendere del tempo
  • Si, sicuramente è un ottimo affare, però la mia decisione la prenderò fra una settimana dopo che avrò visto come vanno le cose qui, se è tutto a posto…
  • Ma si, si, con calma chi ci corre dietro? Ora però dobbiamo andare a cena, vedrai che mangiata di pesce!

 

Al ristorante Zorbas i tre italiani mangiavano di gusto calamari, scampi e cozze Paolo aveva ritrovato il suo buon umore.

  • insomma capito, noi nel giro di quattro anni ci siamo ripagati l’investimento e abbiamo un entrata fissa di cinquantamila euro all’anno, possiamo tranquillamente vivere di rendita per il resto della vita.
  • Capisci Paolo? Occasioni cosi non è che capitano sempre
  • Già, piuttosto però dobbiamo tenere qui qualcuno che ci controlla i conti… che verifichi che i soci greci non ci facciano la cresta sul cash, altrimenti va tutto a farsi friggere.
  • Ma si, senti come l’abbiamo pensata, tu Paolo starai qui a Luglio, io ad Agosto e Mattia a Settembre, ci facciamo un mese di mare a testa che ci fa bene e teniamo tutto sotto controllo, tu lavori in Italia Paolo?
  • No, in realtà no, faccio qualche lavoretto nell’azienda tessile di mio padre ma praticamente sono disoccupato. Mio padre mi mette a disposizione la cifra dell’investimento per il mio futuro visto che non amo molto quello che fa lui. E poi per entrare nella fabbrichetta di famiglia c’è già mia sorella che ha preso in mano tutta la contabilità
  • Beh ma è perfetto, vieni qui quando vuoi, anche a Giugno e tieni sotto controllo i tuoi interessi! Cosa vuoi di meglio? E poi tu quanti anni hai? trenta?
  • In realtà ventotto…
  • E sei fidanzato?
  • No attualmente no!
  • Ma caro mio, qui c’è tanta di quella roba in estate che non rimarrai a lungo single! Fidati! – Mattia e Carlo risero all’unisono…
  • Va beh… ragazze a parte sembra un buon affare, vi ho detto datemi questa settimana… – Il rumore di piatti infranti interruppe il dialogare dei tre, il cameriere guardava Paolo e aveva la faccia di chi avesse visto un fantasma. Si avvicinò al primo un secondo cameriere a svegliarlo dal trance, si scambiarono parole greche guardando all’indirizzo di Paolo che nessuno dei tre italiani capì, poi anche il secondo cameriere guardò Paolo e mutò espressione. Dopodiché entrambi si misero a raccogliere i cocci.
  • Perché guardavano me?
  • Mah… non so… guardavano a te, sei sicuro? – Mattia era perplesso
  • Si hanno guardato proprio me!
  • Ma dai, sono greci che ci capisci, magari stavano parlando di tutt’altro.

Paolo tirò su le spalle poi disse: – forse hai ragione – e tornarono a parlare di rendite e investimenti.

 

 

Il giorno dopo nel primo pomeriggio Paolo stava facendo un giro per la città cara a Ugo Foscolo, mentre osservava l’esposizione di un negozio di chincaglierie si accorse che un ragazzo più o meno della sua stessa età lo stava guardando a poca distanza.

Paolo ricambiò lo sguardo, con l’espressione che internazionalmente significa: “ma che vuoi?” ma al ragazzo se ne affiancò un altro e poi due uomini. Tutti guardavano Paolo in silenzio.

Lui allargò le braccia in un espressione interrogativa e disse: – cosa ho fatto? – Poi fu un susseguirsi di frasi greche di cui si capiva solamente il fare minaccioso. Una spinta e poi un’altra costrinsero Paolo al muro del viottolo.

  • Tu cosa volere ancora da Kristos?

Finalmente una frase in Italiano

  • Kristos? Io non conosco nessun Kristos, avete sbagliato persona!
  • Non fare scemo, cosa sei tornato a fare?
  • Tornato? Ragazzi è la prima volta che sono in Grecia in vita mia! Avete sbagliato persona.
  • Noi non sbagliare niente. – Una spinta più forte delle altre e Paolo cadde sull’espositore di magliette posizionato dietro di lui. Il padrone del negozio uscì fuori e cominciò a urlare in greco con i quattro. Mentre Paolo si rialzava tutti continuavano a strillare e il piccolo gruppo continuava ad indicarlo in modo minaccioso..

Dopo poco arrivò la polizia, e fu tutto un susseguirsi di frasi di cui Paolo ovviamente non capì una parola fino a quando un poliziotto lo prese sotto il braccio e gli disse: – Forza signor Carmignani lei venire con noi in commissariato!

  • Signor chi? Guardi io sono Paolo Fortunati!
  • Tu venire con noi ora
  • Ma io non ho fatto niente

Il poliziotto lo spinse a forza dentro la macchina.

 

 

Mattia e Carlo erano accorsi in commissariato a Zacinto dopo la telefonata di Paolo, insieme a loro c’era un cameriere dell’hotel Maestralis che parlava entrambe le lingue e insieme ai quattro greci tutti erano di fronte alla scrivania del commissario Papadopolus.

  • Il commissario sta dicendo al Sig. Spiros che c’è stato un errore di persona che i documenti di Paolo sono buoni
  • E meno male – disse Paolo
  • Adesso Spiros sta dicendo che tu sei come una goccia d’acqua con l’italiano di due anni fa, dice come se fosse fratello gemello.
  • Ma con chi?
  • Aspetta, adesso commissario dice che anche agente Papandreu di servizio che ti ha portato qui si era sbagliato e credeva che tu fossi Carmignani Andrea

Si fece un silenzio pesante attorno alla piccola folla davanti al commissario, fu quest’ultimo a prendere parola

  • Insomma Signor Fortunati, qui c’è stato come dire, scambio di persona, ecco.
  • E per fortuna che non sono questo Andrea Carmignani… ma che vogliono queste persone da lui?
  • Guardi signor Fortunati, è brutta storia di due anni fa, meglio per lei non sapere, fatto sta che ieri sera voi siete andati a mangiare a ristorante dove successe fatto brutto e li ancora si ricordano di lei… cioè del signor Carmignani e pensavano che lui fosse tornato per chiudere i conti
  • Insomma è tutto un equivoco – esclamò Del Bon – Capito Paolo che sfiga che abbiamo avuto?
  • Io chiederei per cortesia di non aprire denuncia signor Fortunati perché storia è stata molto brutta e non caso di riaprire.
  • Ma si! Ma che denuncia, l‘importante è che è tutto chiaro – Carlo Pergamini si rivolse ai quattro greci alla sua destra – Avete capito che è un’altra persona o no?-

Il più giovane dei quattro, almeno quello che appariva tale disse: – se è cosi noi chiedere scusa ma somiglianza grande… anzi…uguaglianza!

  • Dai Paolo chiudiamo questa storia, stringiamo la mano ai signori e andiamo via
  • Si certo, nessun rancore
  • Ecco bravi – Il commissario sorrideva – Italiani Greci una faccia una razza.

Paolo si sentiva confuso ma l’importante era che la cosa fosse finita li, strinse la mano ai quattro greci, il signore più anziano lo abbracciò dicendo – Lypàmai, scusare me – più volte, poi ognuno andò per la sua strada.

 

 

La sera Paolo non riuscì a trattenere la curiosità, si connesse dalle postazioni internet dell’hotel Maestralis e cercò “Andrea Carmignani Zante” su google. Tra le tantissime pagine in greco poche in italiano, aprì un articolo della Gazzetta Adriatica di due anni prima.

Muore ragazza italiana a Zacinto durante una rissa

Una brutta fine della vacanza per un gruppo di ragazzi di Ascoli a Zacinto. A Tsilivi, a pochi chilometri a nord del capoluogo di Zante una rissa scoppiata al ristorante Zorbas fra turisti inglesi e camerieri greci ha coinvolto il piccolo gruppo di ragazzi ascolani che ha certamente avuto la peggio. In circostanze ancora non del tutto chiare la ventitreenne Donatella Isidori è uscita di corsa dal locale (o secondo il suo ragazzo Andrea Carmignani è stata spinta da un cameriere greco) ed è stata travolta e uccisa sul colpo da una macchina che passava ad alta velocità davanti al locale e non si è fermata. I camerieri greci da parte loro accusano Andrea Carmignani di percosse e lesioni, in effetti sembra che il ragazzo sia uscito di senno vedendo la sua ragazza uccisa e ha assalito il presunto autore della spinta con una bottiglia di vetro ferendolo gravemente al volto. Le autorità greche stanno indagando sull’accaduto.

 

 

Kristos Vassiliki si stava guardando nello specchio, le cicatrici erano profonde, non aveva un bell’aspetto. Non si era ancora rassegnato a quello scempio che l’italiano gli aveva regalato.

Uscito dalla doccia da poco nel piccolo bagno della sua casa a Zacinto non aveva voglia di uscire, pensò che avrebbe visto un po’ di televisione e poi sarebbe andato a dormire.

Mentre meditava sulla sua serata lo specchio bagnato dalla condensa tornò ad appannarsi, quando lo ripulì con la mano l’immagine che rifletteva era quello di un viso di ragazza. Una ragazza che conosceva, fece un passo indietro calpestando il flacone di shampoo vuoto, perse l’equilibrio e cadde sfondando il suo osso occipitale sul bordo del water.

La ragazza nello specchio sorrideva.

La polizia greca era arrivata alle dieci del mattino a prendere Paolo all’hotel Maestralis, ora si trovava per la seconda volta in poche ore dentro al commissariato di Zacinto. Questa volta era in stato di arresto.

Dopo ore di attesa nelle celle greche nel primo pomeriggio il commissario Papadopolu lo fece portare di fronte alla sua scrivania.

  • allora Paolo Fortunati o Andrea Carmignani, chi avere io di fronte?
  • Commissario i miei documenti li ha già controllati, avevamo stabilito che io sono Paolo Fortunati
  • Si però stanotte è morto povero Kristos Vassiliki, ed è fortunato che noi arrivati prima di suoi parenti a suo hotel sennò lei finiva male
  • Chi sarebbe questo Kristos?
  • Non faccia scena, anche se lei estraneo qualcosa avrà letto su internet di storia di due anni fa
  • Non faccio scena, in internet ho trovato solo un articolo lapidario in italiano, e il greco non lo capisco, so che c’è stata una rissa e una ragazza è morta e che il ragazzo si è vendicato sfregiando un cameriere. Ecco quello che so.
  • Kristos era cameriere sfregiato da Carmignani.
  • E lei crede che io sono Carmignani e che stanotte l’ho ucciso?
  • Io adesso controllare meglio suoi documenti tramite fax all’interpol, e vediamo anche dove essere Andrea Carmignani in Italia, intanto lei stare qui. Più sicuro per lei e più sicuro per me che questa storia non ha altri morti.
  • Ma è assurdo, io stanotte sono stato in albergo chieda pure alla reception, ho visto internet, e la tv, non sono uscito mai.
  • Alibi piuttosto debole, comunque verificheremo. Forse Kristos incidente, forse no, stiamo a vedere cosa dice interpol, se lei non c’entra niente io consiglio di mettere sua macchina su traghetto e andarsene perché amici Kristos non disposti credere coincidenze.
  • Assurdo, siamo in Europa o in Africa? Ma che cazzo controllate impronte digitali, fate una telefonata a questo cazzo di Carmignani… io sono venuto a portare i miei soldi in Grecia e questo è il ringraziamento? Certo che me ne torno a casa subito.
  • Non subito prima aspettare fax interpol, lei ha ragione su impronte ma nostri computer hanno database burned, fuori servizio capisce? Attendere qui, non costa niente e sicuro per lei. Io sicuro che lei non c’entra niente, ma stia qui per favore questa giornata e risolviamo tutto.

Paolo maledisse tutta la Grecia e in particolare quell’isola, e accettò il consiglio del commissario.

 

 

Kostantino Agaravis stava percorrendo sulla sua moto il tragitto che portava dalla sua casa a Volimes a Zacinto, la notizia della morte di Kristos lo aveva sconvolto, il fatto che poi potesse essere stato quell’italiano che era tornato a compiere il regolamento di conti lo faceva andare letteralmente su tutte le furie.

Erano le tre del pomeriggio, mentre guidava la sua Yamaha vide una mano che si appoggiò sopra la sua sulla manopola del gas. Era una mano di donna,

– Perché hai cominciato a darmi della troia? Io stavo solo ridendo

Kostantino urlò, provò a frenare ma le sue mani non rispondevano ai comandi, erano sovrapposte con quelle della ragazza.

  • Poios eísai esý ?
  • Tu lo sai chi sono, sono la troia italiana
  • Den katalavaìno
  • Ecco il vantaggio di essere morti, si capisce tutto –

    Il volto femminile nello specchietto della moto rise e poi mutò in uno orrendamente sfigurato, la manopola del gas andò sul massimo e il mezzo con il suo passeggero volò dalla scogliera di Porto Zora.

 

 

  • Spiros, parlare in italiano sennò il nostro Paolo non capire niente, che pensi che abbiamo interpreti qua?
  • Commissario, io penso che è impossibile che lui no è Andrea
  • Non è, Non è, lo dico io e lo dice interpol e lo dicono Carabinieri che sono andati stamani a verificare che Andrea Carmignani è a sua casa
  • Allora qualcuno ha fatto fuori Kristos e Kostantino per conto suo, forse no questo, ma questo cosa ci fare qui?
  • “Questo” si sarebbe anche rotto i coglioni
  • Calma, Paolo era qui in caserma quando incidente capitare Spiros, di sicuro lui non entrare in quella storia. Poi perché avrebbero dovuto uccidere Kostantino?
  • Perché essere lui stato quella sera maledetta a iniziare litigata con italiana, ma colpa tutta di inglesi, porci inglesi. Lui litigava con inglesi, italiana rideva e lui pensare che rideva di lui e allora insultare ragazzi. Li cominciato litigio e Kristos spinto ragazza fuori da locale quando passava quel pazzo che non siete riusciti a prendere mai. Eppure isola piccola dico io, chi ha grossa jeep bianca?
  • Isola piccola ma viavai ad Agosto grande, abbiamo controllato tutti gli imbarchi da qua non è più uscito. Comunque adesso questa storia finire chiaro?

“Chiedi al commissario perché è preoccupato” la voce femminile nella testa di Paolo era chiara e forte, e Paolo non era spaventato anche se pensò che forse avrebbe dovuto esserlo

  • Commissario perché è così preoccupato?
  • Io no preoccupato, io vedo due morti oggi, io cerco di evitare terzo

“Chiedigli se ha un suv bianco in garage ammaccato e perché non lo usa”

  • Capitano ma perché non prende mai il suv bianco che ha in garage? Forse perché è un po’ ammaccato sul davanti?
  • Cosa? Cosa dire? Chi dire questo?
  • Ecco perché ha così a cuore la faccenda commissario, era lei al volante, adesso pensa che si possano vendicare su di lei!
  • Chi vendica? Lei vendica, allora lei venuto per questo davvero.
  • No, io no, ma qualcuno con me evidentemente è venuto… sa i fantasmi a volte si confondono… scambiano una persona per un’altra, non è strano succede anche ai vivi. Però quando si tratta di vendicarsi non sbagliano mai
  • Basta io chiamare per farla internare
  • Non credo glielo permetterà

Il commissario Papadopolu vide il volto di Paolo trasformarsi in quello di Donatella, portò la mano alla pistola e la puntò verso il volto della ragazza, poi abbassò l’arma disse:

  • scusa!

La rialzò e si sparò in bocca. Spiros, bianco come un cadavere, stava facendo il segno della croce e pregava in ortodosso. Paolo era svenuto.

 

 

La rosa sulla tomba di Donatella era bagnata dalla prima pioggia di Agosto nella città di Ascoli. Andrea e Paolo sedevano sulla panchina a poca distanza da quella costruzione in marmo.

  • Cazzo di storia – disse Andrea
  • Almeno adesso che mi sono venuti i capelli bianchi nessuno si sbaglierà più fra noi.
  • Un sosia a Piacenza, non ci credevo quando me lo dicevano i carabinieri
  • Dicono che tutti ne abbiamo cinque sparsi per il mondo
  • Ma se ne dicono tante… poi che fai con quell’investimento in Grecia?
  • Sei pazzo? Sono scappato via di corsa… non mi rivedono neanche se me lo danno gratis un albergo.
  • E’ un posto strano… io con tutto quello che mi è successo non ce la faccio ad odiarlo
  • Ah io non ne voglio sapere più niente, il mare per me d’ora in poi è Tirreno o Adriatico, dalla parte italiana si intende.
  • Che è pur sempre mediterraneo… vabbè sto facendo il filosofo, dai torniamo in città.
  • Senti, prima che andiamo via, ma adesso pensi che Donatella sia in pace? Non è che vorrà la vendetta su ogni singolo partecipante a quella rissa?
  • Che ti dico? Non sono un esperto… ma penso che quei tre erano quelli che avevano più sporca la coscienza. Di certo io sto tranquillo, non se la prenderà mica con me.
  • E’ che… insomma sei tranquillo sapendo che c’è il fantasma della tua ex in giro?
  • Mah, sinceramente mi fanno più paura i vivi.

Uscirono dal cimitero, la pioggia aumentava, Paolo guardò le nuvole e disse:

– Certo però che il clima nello Ionio è un’altra cosa…-

Andrea lo guardò e trattenne un sorriso.

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