Giallo-Noir-Horror

La differenza

Pubblicato il 12 Marzo

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“Robe’! Robè! Sei sveglio?”
“Da prima di te, Nicola!”
“Robe’ che facciamo? Qui ci ammazzano!”
“Può darsi.”
“Come sarebbe a dire ‘può darsi’? Robè non scherziamo io voglio tornare a casa, diciamo quello che sappiamo e andiamo a casa”
“Bravo, così ti ammazzano di sicuro!”
“Robe’… non scherzare… ho paura, cazzo” Nicola tirò su con il naso il muco che gli scendeva in bocca. “Tu non hai paura… cazzo, non hai mai paura Robe’?”
Roberto sospirò lentamente, erano entrambi legati su delle sedie quella che sembrava una cantina.
Quanti posti aveva visto del genere prima di allora? Tanti, e quasi sempre c’erano cadaveri torturati, o legati a una sedia o appesi come salami al soffitto.
“Una volta ho avuto paura, oggi no.”
“Robe’…che cazzo vuoi fare? Vuoi fare l’eroe? Digli quello che abbiamo passato a De Corbellis da quando siamo infiltrati e chiudiamo la storia, forse così non ci uccideranno!”
“Si certo… ci diranno: ‘prego tornate in questura che avete fatto i bravi’… giusto?”
Nicola rimase in silenzio per un po’ ma poi ricominciò a lamentarsi con quella sua voce, fastidiosa quanto disperata: “Vabbè, forse ci ammazzano lo stesso è vero. Ma almeno non soffriamo! Ti
ricordi quando abbiamo trovato il belga che era passato per le loro mani? Ti ricordi quello che gli avevano fatto? Ti ricordi che…”
“Che vuoi Nico’? L’assoluzione? Vuoi parlare? Parla, che cazzo vuoi da me? Non vedi l’ora di raccontare i segreti della procura al Gorilla? Fallo! Ma non rompermi i coglioni”.
Nicola lo guardò, non sapeva cosa dire e non trovò di meglio di ripetere la domanda: “Robe’, ma non hai mai paura?”


Roberto rimase in silenzio e guardò per un attimo il collega, infiltrato nella nuova malavita romana come lui, poi scosse la testa e ripete’: “Una volta ho avuto paura… ma non oggi”.
Proprio in quel momento una chiave cominciò a girare nella porta della cantina, Nicola si girò verso la porta e non fece caso ai movimenti del collega. Inarcando la schiena Roberto arrivò a toccare
con le mani il tacco dell’anfibio da dove uscì una lama che tagliò in due le fascette di plastica ai polsi, poi estrasse la stessa lama dall’anfibio e tagliò le fascette che bloccavano i piedi. Era già
libero prima ancora che la porta finisse di aprirsi.
Entrò il Gorilla con in mano la sua famosa mazza da baseball; a suo fianco Toni e Kong gli inseparabili scagnozzi che lo accompagnavano.
“Allora, ecco gli infami…” esordì il Gorilla mentre ancora rideva, ma Roberto aveva già coperto la poca distanza che lo separava dalla porta e gli sfasciò la sedia sulla testa tramortendolo. Prima
ancora che capisse cos’era successo Kong si ritrovò la lama che Roberto aveva estratto dal suo anfibio conficcata in gola, cominciò a sanguinare e cadde. Prima in ginocchio e poi di lato.
Toni tirò fuori il revolver ma a quel punto il vantaggio era tutto di Roberto che gli prese il braccio armato e lo spezzò all’altezza del gomito con un movimento preciso. Il dolore per Toni fu immenso
ma non durò molto perché Roberto raccolse la pistola e pose subito fine alle sue sofferenze e, immediatamente dopo, anche a quelle del Gorilla che passò dall’essere svenuto all’essere morto,
finendo così ingloriosamente la sua carriera di boss della malavita romana. Poi per sicurezza piantò una pallottola anche in testa a Kong.
Roberto guardò Nicola e gli disse “Non siamo in un film dove non danno mai il colpo di grazia!”, quindi prese anche la pistola di Kong che era una Walther semiautomatica e uscì dalla cantina
lasciando Nicola legato alla sedia. Nicola a bocca aperta guardava i cadaveri dei mafiosi e poi sentì i colpi di arma da fuoco all’esterno. Roberto stava chiudendo rapidamente i conti, del resto il
Gorilla non era certo venuto con tutta la banda… quanti potevano essercene fuori? Due? Forse quattro ma non certo di più.
Dopo poco Roberto ritornò in cantina, la sua maglietta era sporca di sangue, ma era sangue vecchio, quello che gli era uscito dalla nuca quando lo avevano tramortito poche ore prima.
“Grande Roberto! Grande” disse Nicola “Altro che eroe… sei un cazzo di Terminator… questi stronzi pensavano di averci fottuto eh? “
Roberto si abbassò e raccolse dall’interno della giacca del Gorilla un pacchetto di Camel. “Figurati se il Gorilla era senza sigarette” Pensò Roberto, ne prese una, l’accese con l’accendino in oro dello
stesso proprietario delle sigarette e guardò Nicola.
“Allora Nicola, vuoi sapere quando ho avuto paura?”
“Come?”
“Prima mi hai chiesto se avevo paura… vuoi sapere quando ho avuto paura?”
“Beh…”
“Allora… una volta ho avuto veramente paura… avevo dodici anni e ad una di quelle maledette feste delle medie mi sono ritrovato a fianco di Vania… che era una ragazzina che mi piaceva
tantissimo ma che pensavo fosse troppo bella per me.. lei mi prese la mano e mi chiese ‘ perché non balli con me?’ e io cominciai a sentire le gambe che facevano.. com’è che si dice… giacomo
giacomo... come si diceva una volta… e corsi via spaventato. Pensavo che ci fosse qualche amico stronzo che mi avesse organizzato un brutto scherzo per prendermi in giro. Solo anni dopo seppi
che Vania era veramente innamorata di me, ma da quella sera non mi rivolse più la parola.”
“Vabbè robè… che c’entra dai, non prendermi in giro vieni qua e…”
“Aspetta, anche ieri sera ho pensato di aver paura, quando De Corbellis mi ha riferito di un intercettazione ambientale che ti incastrava. Ti avevano beccato a fare il triplo gioco, caro Nicola,
stamani dovevo riportarti con una scusa in centrale ma tu mi avevi venduto prima eh?”
Roberto aspirò la sigaretta, poi espirò il fumo facendo formare un cerchio come gli piaceva fare da quando era ragazzino.
“Eh sì, per un attimo ho pensato di aver paura nello scoprire che il collega di una vita, con cui ho diviso tutto, con cui formo una squadra così affiatata che ci hanno fatto infiltrare insieme nella
malavita romana, fosse in realtà uno di quei pezzi di merda mafiosi che cerchiamo di incastrare ogni giorno”.
Aspirò di nuovo la sigaretta, espulse il fumo, stavolta in modo normale, e poi la spense a terra.
“Robe’…”
Roberto alzò il revolver e piantò un proiettile in fronte a Nicola che cadde a terra ancora legato alla sedia, ma già morto.
Pulì la pistola dalle sue impronte con la maglietta e la mise in mano a Toni, tenne per sé la semiautomatica di Kong, poi finì di derubare il gorilla prendendogli l’I-phone e si diresse
all’esterno.
Fuori respirò profondamente l’aria del primo pomeriggio e disse a chi non poteva più sentirlo: “Ho pensato di aver avuto paura ieri sera… ma in realtà ho provato solo schifo Nico’! Non te la meriti la mia paura.”

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