Giallo-Noir-Horror

Alba messicana

Pubblicato il 14 Gennaio

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machete

Recupera! Prendi fiato.” Miguel si piegò ansimante su se stesso, il ventre si muoveva avanti e indietro con cadenza frenetica. “Niente! Non è andato bene un cazzo di niente” si disse. “Sapevano che stavamo arrivando, sapevano da dove saremmo entrati e sapevano anche quanti eravamo noi caballeros”. Aprì il giubbotto e guardò la situazione. La maglia era zuppa di sangue, lo avevano aperto per bene. “Cazzo quanto sangue, come faccio ad arrivare all’ospedale?”.

Da lontano sentì i chopper del cartello di Santa Muerte accendersi, la caccia finale ai pochi sopravvissuti all’assalto della forteza era cominciata. “Avremmo dovuto dar retta a Paco” pensò. Controllò quanti colpi aveva nel revolver mentre le prime luci dei fari apparivano nella strada di fronte a lui. Contò quattro colpi. Aveva sempre avuto una buona mira, si sdraiò poco fuori dalla strada e appoggiò l’avambraccio destro su un sasso piatto, era l’unico modo per tenerlo fermo. Aspettò qualche secondo che le luci arrivassero più vicine, poi sparò il primo colpo e una moto crollò a terra. Sparò il secondo colpo e un altro hijo de puta non avrebbe bevuto tequila quella sera. Sparò il terzo ma stavolta le luci che si dirigevano verso di lui rimasero le stesse. “Due su tre è un bel modo per andarsene” disse. Si mise quindi il revolver in bocca e sparò l’ultimo colpo. Era sempre stato un tipo sveglio, sapeva che la morte rapida era un’alternativa migliore di quella di finire vivo fra le braccia del cartello di Santa Muerte.

 

 

Paco piegò il collo a sinistra fino a che l’orecchio non toccò la spalla, poi si raddrizzò e ripeté lo stesso movimento sul lato destro. Riportò la testa in asse con la spina vertebrale e poi fece toccare al mento la parte del petto sopra lo sterno. Rialzo il viso senza muovere di un millimetro il resto del corpo. “Ora tocca a me” disse sottovoce.

 

 

Diablo, hai vinto! Lascia che i miei ragazzi se ne vadano… non ti daranno più fastidio!” Marcelo era disperato e cercava quanto meno di salvare la faccia. Era inginocchiato con le mani legate dietro la schiena nel piazzale della forteza, ovvero la roccaforte del boss chiamato El Diablo. Consisteva in uno stabilimento industriale poco fuori del Districto, ovviamente un’attività di copertura.

Ai suoi fianchi due dei suoi fedelissimi, Ismaele e Cleto, anche loro con le mani legate.

El Diablo si girò, lo guardò e non disse niente, stava ripulendo il suo machete. Alzò la mano chiamando il suo secondo Hector, disse qualcosa all’orecchio di questo e lui fece un cenno d’assenso, poi se ne andò con altri membri del cartello di Santa Muerte.

Marcelo tu hai mai sentito di un assalto alla mia forteza che sia andato bene?”

No” disse chinando la testa.

E hai mai sentito di un assalto alla mia forteza che sia andato male?”

Come?”

El Diablo, un uomo gigantesco dai capelli lunghi e neri e dai lineamenti indio, prese uno dei coltelli dall’interno del suo gilet in pelle e lo lanciò, questo si infilò nella gola di Cleto che emise un rantolo e si accasciò. El Diablo lo raggiunse camminando con calma, raccolse il coltello dalla gola di Cleto poi prese il machete appena pulito e staccò di netto la testa al cadavere. La lanciò quindi a uno dei suoi scagnozzi che prontamente la prese e la impilò su uno dei bastoni appuntiti che evidentemente avevano preparato per l’occasione. Urla di approvazione risuonarono nella notte.

Dovevamo dar retta a Paco” pensò Marcelo.

Dicevo Marcelo, non hai mai sentito di assalti alla mia forteza che siano andati bene, ma hai mai sentito di assalti che siano andati male?”

No Diablo, non ne ho mai avuto notizia” disse singhiozzando Marcelo.

E sai perché?”

No Diablo, dimmelo tu”

Perché nessuno sopravvive ad un assalto alla forteza, non sopravvivrete voi poveri coglioni che strafatti di coca pensate di cambiare le cose e non sopravvivranno neanche le vostre famiglie. In questo momento Hector è partito con i suoi squadroni, le prenderà e poi ammazzeremo tutti uno per uno. Ammazzeremo la tua puttana Rosita e ammazzeremo anche il figlio di questo coglione che ti ha sempre leccato il culo!” Disse El Diablo indicando Ismaele.

No!” urlo fra le lacrime Ismaele provando ad alzarsi in piedi ma con un rapido movimento el Diablo calò il machete al lato del suo collo aprendolo come se fosse fatto di burro.

Ismaele cadde in ginocchio. Per sua fortuna era già morto quando El Diablo riprese il machete e lo usò per staccare la sua testa dal resto del corpo.

Marcelo piangeva sommessamente, ma El Diablo stava parlando di nuovo con lui: “Ti garantisco tre cose Marcelo. La prima è che vedrai morire tutti i membri rimasti della tua ridicola banda e le loro famiglie. La seconda che non sarai così fortunato da avere una morte rapida come Cleto e Ismaele. La terza è che il sole di mezzogiorno vedrà impalate le teste di tutti e 47 i Caballeros de Pancho Villa che hanno osato assaltare la forteza”.

Le risate dei componenti del cartello di Santa Muerte furono fragorose, la banda si stava preparando a festeggiare la facile vittoria contro i rivali. Si aspettava solo il cenno di assenso di El Diablo per dare il via alla fiesta.

Chi ha tradito?”

Che hai detto Marcelo?”

Chi ha tradito? Hai detto 47 caballeros, ma noi abbiamo assaltato la forteza in 48… chi è l’hijo de puta infame che mi ha tradito?” Marcelo si alzò in piedi e urlò “Diablo, chi è devi dirmelo! Almeno questo!”. El Diablo lo guardò e sorrise. “Ma si, forse ne hai il diritto” Poi alzò gli occhi e fece cenno di avvicinarsi ad un ragazzo. Questo si mise al fianco dell’indio e si tolse il cappuccio della felpa dalla testa.

Paco?” Marcelo non credeva ai suoi occhi. “Maldido! Hijo de puta! Infame! Ma tu non volevi neanche che attaccassimo stanotte, perché?”

Potrei dirti tante cose Marcelo, ma non mi sei mai stato a sentire.”

Bastardo traditore, perché mi hai fatto questo?”

Vuoi la verità Marcelo? La verità è che non sarei mai potuto arrivare a questa distanza da El Diablo senza di voi!” Allungò la mano sinistra aperta verso l’alto davanti al volto di El Diablo, fermandosi a trenta centimetri dalla sua fronte, uno stiletto, sparato da un meccanismo tanto artigianale quanto efficace, saettò dalla larga manica della felpa e trafisse la fronte di El Diablo piantandosi nel cervello.

Degli istanti di silenzio sospesi nel tempo che seguirono in quel piazzale si parlò per anni nelle taverne del Districto. Poi El Diablo cadde pesantemente e goffamente a faccia avanti.

Io Paco Ramirez de Navarra, erede in linea di sangue di Alfonso Ramirez de Navarra, il primo che osò sfidare El Diablo quindici anni fa, rivendico il diritto del controllo del territorio del Districo. Da oggi in poi al Cartello di Santa Muerte si uniranno i Caballeros de Pancho Villa sopravvissuti. Chi non è d’accordo mi sfidi ora o mai più”.

Dopo poche riflessioni personali uno ad uno i messicani presenti alla forteza si recarono di fronte a Paco e abbassarono il capo in segno di sottomissione. L’ultimo fu Marcelo, che gli chiese: “Non c’era un altro modo?” e Paco disse “Io non l’ho trovato”.

Marcelo abbassò il capo poi si diresse verso il suo chopper, lo accese mentre l’alba cominciava a sorgere su Città del Messico.

Meglio vederla in sella che impalati” pensò, poi si avviò verso casa.

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