Fantascienza

Memoria Alfa

Pubblicato il 24 Marzo

Scritto da

polaroidaliena

[tema: fotone]

I motori antigravitazionali del veicolo esplorativo si spensero di fronte all’accampamento dei sapienti scesi anch’essi sul pianeta. L’esploratore si tolse il casco con due delle sue quattro braccia e si mise a rapporto.

“Allora Leminev, che notizie da sud ovest?”

“Sapiente Emmax, solo forme di vita vegetali, nessuna forma di vita animale se si eccettua qualche insetto e soprattutto nessun umano”

“Incredibile… quanti cicli aveva il messaggio intercettato?”

“Non più di cinquanta”

“Cinquanta cicli… abbiamo già stabilito le durate delle loro generazioni?”

“Dalle informazioni raccolte su quel piccolo messaggero automatico, gli umani misuravano il tempo in base ai cicli del pianeta intorno al loro sole, un giro intorno a questo sole è all’incirca un decimo del ciclo della galassia. Un umano viveva all’incirca 70 cicli intorno al loro sole e quindi 7 cicli della galassia”

“Così poco?” chiese il secondo sapiente fino ad allora in ascolto

“Si, Beever. E’ incredibile che una specie con un ciclo di vita così breve sia riuscita a dominare un pianeta vero?”

“Non solo un pianeta, sono riusciti a fare di più… abbiamo trovato tracce sul loro satellite, sul quarto pianeta di questo sistema e su dei satelliti dei giganti gassosi”

“È vero Beever… è incredibile! Vivevano un tempo così insignificante eppure viaggiavano nello spazio… viaggi primitivi certo, ma pur sempre viaggi spaziali”

“Ed in meno di cinquanta cicli… ovvero cinquecento dei loro giri intorno al sole da quando hanno inviato il messaggio si sono estinti? Non è possibile. Contraddice ogni logica, il pianeta è così…. è così… florido! Deve esserci stata una crisi epidemiologica di qualche natura! Un virus interspecie o qualcosa del genere.”

“Già… deve essere successo qualcosa… non abbiamo trovato niente?”

“Per adesso nelle loro città, o meglio in quello che ne rimane, assolutamente niente… confidiamo che abbiano affidato le loro memorie a qualche supporto leggibile… In realtà per adesso abbiamo trovato delle testimonianze che non riusciamo a capire a cosa servano”

“Cosa sono? Leminev mostramelo”

L’ampia superficie porosa destinata alla captazione visiva che occupava quasi tutta la parte superiore del volto del Nemuriano si amalgamò in modalità proiezione, il cervello dell’alieno mostrò su quella stessa superficie fino a un momento prima destinata alla captazione delle immagini i ricordi memorizzati poche ore prima. Questi mostravano la registrazione di Leminev mentre entrava in una casa umana e trovava dei macchinari informatici. Una volta uscito esaminava rapidamente la primitiva conformazione di quegli archivi di dati e provava a collegarli alle fonti di energia a sua disposizione. Ci dovette lavorare un po’ ma alla fine uno dei tre macchinari recuperati si accese. Era un rettangolo piatto e largo con un lato che aveva la funzione di uno schermo. Leminev lo conteneva agevolmente in una mano, ma visto che dagli scheletri ritrovati gli umani erano decisamente più piccoli dei Nemuriani (e avevano due braccia in meno) l’esploratore si chiese quanto doveva essere scomodo per loro utilizzare un apparecchio di quel genere. Ad ogni modo lo schermo proiettò vari contenuti, la maggior parte erano immagini di umani che ridevano o giocavano, oppure immagini del pianeta che loro chiamavano Terra o di animali di questo. Poi c’erano dei filmati in cui gli umani facevano azioni strane (danze?) e infine da un archivio segreto del supporto apparirono immagini di umani che si accoppiavano.

“E questo cosa vuol dire?” chiese Emmax

“Leminev ce l’hai con te questo strano archivio dati?”

L’ampia superficie ottica di Leminev smise di trasmettere ricordi e ritornò in modalità acquisizione dati.

“Certo, è qui nel mio booster sapiente Beever”. L’esploratore si diresse al veicolo, tirò fuori lo strano oggetto e lo consegnò ai sapienti dopo averlo collegato alla rete energetica del veicolo.

I sapienti ripeterono le operazioni che avevano visto fare da Leminev e guardarono di nuovo con le loro superficie ottiche il contenuto di quel rettangolo misterioso.

Dopo aver verificato tutti i contenuti Emmax esclamò: “Ma perché conservano le loro immagini su questa roba? Cosa erano questi umani? La specie più vanitosa dell’universo? Sono più vanitosi delle barbare civiltà fallocentriche su Kundum!”

Il sapiente Beever, che pure aveva una profonda stima per una specie primitiva che era riuscita a vincere la gravità del suo pianeta, si grattò la nuca grigia e glabra e dovette convenire: “Non ho mai visto una cosa del genere, erano evidentemente dei fanatici della loro immagine”.

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Leminev era partito per un nuovo giro di esplorazione, non era stato facile ottenere il permesso. Quando la notizia della vanità degli umani si era diffusa fra i sapienti la prima ilarità aveva lasciato spazio a un senso di rabbia e delusione per il tempo perso per rispondere a quel messaggio intercettato da una piccola sonda ai confini della galassia.

Eppure quel messaggio, decodificato in maniera pressoché istantanea vista la natura primitiva della lingua usata, era interessante. Una specie che cominciava ad evolversi allora con delle peculiarità rarissime nella galassia. Per i raggi gamma dell’Universo… avevano quattro arti! Quando avevano visto che quella specie infrangeva la regola dei sei arti la comunità scientifica si era divisa. Una volta escluso lo scherzo, c’era stato chi, secondo coscienza, aveva dovuto rivedere tutta una serie di speculazioni ipotetiche che collegavano il numero sei all’intelligenza superiore.

E’ vero anche i Posdoniani avevano quattro arti, ma quelli erano ancora allo stadio anfibio dell’evoluzione, altro che mandare sonde in giro per la galassia.

E poi arrivati in quel sistema solare ai margini della galassia la scoperta degli avamposti umani sui satelliti dei giganti gassosi…. come li chiamavano loro? Giove e Saturno. Avamposti tutti deserti in cui avevano trovato solo scheletri. Ma erano arrivati fin là senza saper manipolare la gravità. Lo avevano letto dai bollettini degli avamposti. Ci mettevano tre dei loro anni per colmare il tragitto Terra – Saturno! Ovvero 0,3 cicli galattici! Con la manipolazione delle onde gravitazionali con quel tempo si attraversava la galassia più volte.

Avrebbe tanto voluto conoscere un umano… un essere in grado di affrontare tre anni di viaggio nel vuoto cosmico… una cosa che metteva terrore soltanto a pensarci!

Poi l’amara scoperta che la loro razza si era estinta… e poi quella scoperta assurda della loro vanità… che delusione.

Il booster da esplorazione attraversava rapidamente i resti di città e li alternava ad una natura splendida. Splendida ma solo vegetale.

C’erano resti di animali di tanti tipi, sicuramente specie meno evolute. I filmati in proposito erano eloquenti. Cavalli, maiali, gatti, ornitorinchi. Quel pianeta aveva una biodiversità da record. E poi all’improvviso tutto finito. Solo piante e batteri. E virus. E qualche insetto particolarmente resistente. Ci doveva essere qualche spiegazione per quello che era successo.

Il booster arrivò ad una nuova città e i cartelli per un poco tornarono incomprensibili. Ecco un’altra particolarità di quel pianeta, tante lingue diverse. Com’era possibile? Com’era possibile arrivare su un altro pianeta e non essersi accordati su quale lingua usare nel proprio?

Ad ogni modo da quello che riuscì a capire questa città si chiamava Paris o qualcosa del genere. Vide da lontano una torre in acciaio che gli sembrò immensa, provò ad avvicinarsi e il peso di questa era tale che causò perturbazioni nel motore anti-gravitazionale del suo booster. “Questi umani erano pazzi” pensò.

Si addentrò nelle vie della metropoli, e finalmente qualcosa di anomalo rispetto alle altre città visitate: i muri erano piene di scritte di allarme. Arrivò a un colossale arco di marmo, su un lato una scritta anch’essa colossale “nous vous l’avions dit”.

“Ve l’avevamo detto?” pensò Leminev che cominciava a tradurre la nuova lingua “Forse qua riusciamo a capirci qualcosa”.

Continuò a girare, non conosceva certo la topografia della città, ma la velocità del suo mezzo colmava questa lacuna. Arrivò ad una piramide di vetro di fronte a un edificio maestoso. Anche qui una scritta in vernice “pour ceux qui seront diman”.

Appoggiò il suo booster ed entrò. La desolazione di uno spazio urbanizzato così grande e deserto rendeva la scena simile a quella di un sogno.

Poco dopo l’ingresso gigantesco c’era un nuovo dispositivo simile a quello che aveva trovato il giorno precedente conservato in una campana di vetro, sopra di questo un cartello esplicativo “Ici, notre fin”.

Ruppe la campana, e prese il dispositivo. Lo collegò alla fonte di energia e lo accese. Guardò con attenzione un filmato di dieci minuti circa.

Poi lo spense. I volti dei Neumoriani non erano adatti ad esprimere emozioni ma il suo pensiero fu chiaro: “Che lezione per la galassia”.

Stava per uscire quando i cartelli che indicavano una mostra di fotografia richiamarono la sua attenzione.

Ecco dunque come si chiamavano quelle immagini curiose… fotografie. Che esibizionisti. Lesse il cartello all’entrata della mostra che spiegava che era un’esposizione di fotografie “polaroid” di due secoli precedenti alla mostra miracolosamente conservate da un collezionista privata.

Queste fotografie rispetto a quelle che aveva visto sugli archivi dati erano sgranate, mosse, confuse. A cosa potevano servire? Ne prese un paio dalla parete, di quelle che mostravano qualcosa. Un cucciolo di cane, una coppia felice, un bimbo nel prato, un clown allo specchio.

Poi si girò e vide esposta con enfasi quella che secondo i cartelli era una vera macchina polaroid del 1970, quindi duecento cicli solari precedente alla mostra. Il cartello assicurava che era ancora funzionante con le ricariche riprodotte in occasione della mostra.

Ruppe il vetro e prese quel curioso attrezzo con quelle che secondo il cartello erano le ricariche. Poi uscì, montò sul suo booster e tornò al campo base a settecento chilometri di distanza.

 

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“Insomma Beever, cosa ne pensi?”

“Cosa ti devo dire, Emmax?”

“Dai, tu eri il più entusiasta della civiltà umana”

“Si… ma non la conoscevo… ho solo pensato che essendo arrivati nello spazio esterno senza modificare le onde gravitazionali dovevano per lo meno essere… come dire… tenaci, ecco”.

“Si sono estinti per cercare risorse energetiche, ti rendi conto?”

“Lo so, ho visto anch’io il filmato. Anche la loro esplorazione spaziale era finalizzata a quello… ma questa cosa era così folle che…”

“Folle? Una roba da dementi… cosa scavi il tuo pianeta se non sai che cos’hai sotto i piedi?”

“Si è che loro erano sicuri che sprigionando il calore interno del pianeta…”

“Potevano darsi fuoco direttamente già che c’erano… se non conosci in minimo dettaglio le composizioni del sottosuolo e ci fai un buco può uscirti di tutto…”

“Proprio così! E loro certamente non sapevano che c’erano miliardi di tonnellate di solfuro di sodio pronte ad uscire… che come è venuto a contatto con le acque del pianeta per idrolisi ha formato una nube planetaria di acido solfidrico, uno dei più potenti veleni della galassia.”

“Si sono ammazzati da soli ti rendi conto? Ma che almeno si fossero ammazzati solo loro invece hanno sterminato praticamente ogni specie animale”.

“Dementi”

“Dementi e vanitosi non dimenticarlo”

“Talmente vanitosi da non pensare che forse, se si studiano bene le proprietà fisiche della materia si arriva sui pianeti vicini più facilmente rispetto ad organizzare viaggi di 0,1 cicli galattici.”

“Evidentemente erano troppo impegnati a farsi… com’è che le ha chiamate Leminev? Fotografie”

“Sapienti potete guardarmi un attimo?”

Emmax e Beever si voltarono, Leminev gli puntava addosso uno strano apparecchio. Si sentì un click, poi un moto di rotelle meccaniche e un foglio di carta uscì dall’apparecchio.

“Cos’hai li?” chiesero all’unisono i due sapienti.

“Adesso ve lo mostro, si chiama fotografia polaroid”

“Cosa?”

“State a guardare” Leminev tenne nella grossa mano il piccolo foglio di carta per qualche istante, poi quando si cominciò a vedere qualcosa lo mostrò ai sapienti. Questi videro apparire se stessi nel piccolo riquadro.

“Ma cos’è?”

“Credo sia una specie di trappola per fotoni” disse Leminev “Praticamente si fanno colpire delle superfici impressionabili dall’energia fotonica attraverso un mirino ed ecco le fotografie”

“Sono simili a quelle che…”

“Che erano sull’archivio dati, esatto… quelle rappresentano un evoluzione di queste, li si fanno colpire i fotoni direttamente dei sensori elettronici”

“Beh ma questo cosa vuol dire?”

“Ho esaminato attentamente i crani e le superficie ottiche degli umani, ritengo estremamente probabile che gli umani fossero privi di memoria alfa”

Emmax e Beever si scrutarono nelle rispettive superficie ottiche a lungo, poi Emmax disse.

“Leminev, vuoi dire che stiamo parlando di una specie che si è evoluta fino a dominare un pianeta ed andare su altri senza la capacità di registrare e mostrare senza possibilità di errore i propri ricordi se non tramite supporti esterni?”

“Sembra di si, sapiente”

“Impossibile” disse Emax.

“Impossibile” ribadì Beever.

Leminev alzò le spalle e salutò i sapienti. Poi guardò il tramonto del sole su quello strano pianeta e scattò una foto.

 

 

Alessandro Chiometti

Marzo 2016

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