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Leggende urbane cap. 2: El Trinche

Pubblicato il 19 Giugno

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Quando Diego Armando Maradona torna in Argentina nel 1993 per iniziare l’ultimo capitolo della sua carriera da calciatoreri si ritrova a giocare un pugno di partite con il Newell’s Old Boys, squadra di Rosario, prima di tornare al suo amato Boca Juniores a Buenos Aires.
Il Newell è la squadra più forte di Rosario, gioca in serie A ma non quasi mai competittiva come il il Boca o il River Plate, è una squadra di seconda fascia.
Un giornalista durante la conferenza stampa di presentazione prova a fare una battuta simpatica: “Beh Diego, male che vada di certo lei è già il giocatore più forte della storia della città di Rosario”.
Diego lo guarda serio, ci pensa un attimo e poi gli dice “no amico, Rosario ha già avuto il calciatore più forte della storia”
“E chi sarebbe?” chiede perplesso il giornalista.
“Tomas Carlovich detto El Trinche” dice Diego e lascia la conferenza stampa.

Inizia così con venti anni di ritardo e con i giornalisti presenti che si precipitano a consultare gli archivi storici dei loro giornali (Internet non era ancora diffuso), il mito del Trinche, al secolo Tomas Carlovich, oggi noto anche come “il calciatore che preferì le trote alla nazionale argentina”.

El Trinche nasce a Rosario nell’Aprile del 1949. Impossibile scoprire chi lo abbia chiamato così e cosa significhi questo soprannome, sono segreti che manterranno per sempre i vicoli della più grande città dell’Argentina del nord. Rimarrà in questa città più o meno tutta la sua vita. Quando comincia a giocare a pallone è già quasi diciottenne, tardi. Ma ha un talento enorme, è ambidestro, riesce a saltare chiunque gli si faccia davanti con dribbling secchi e tunnel incredibili. Ma è lento. Il suo fisico è quello di un centravanti o uno stopper ma senza averne lo scatto. Potrebbe essere paragonato a Redondo forse. I piedi sono quelli di un fuoriclasse assoluto, lanci di 40 metri precisi al centimetro, assist incredibili e soprattutto dribbling su dribbling nonostante la sua lentezza.
Forse se avesse iniziato a giocare prima e avesse fatto i dovuti esercizi di miglioramento della velocità oggi nessuno parlerebbe di Maradona e Pelè.
Ma El Trinche non ha voglia di essere un giocatore modello, ha voglia di divertirsi, del resto gioca quando non ha meglio da fare, ovvero andare a pescare che è la sua vera passione.
E soprattutto non ha voglia di lasciare Rosario, la sua città.

Quando gioca, il Rosario o il Central Cordoba (le squadre minori di Rosario che militano nella serie B Argentina, El Trinche ha militato in entrambe) raddoppiano semplicemente il prezzo del biglietto, perché quel giorno gioca “El Trinche”. E quando gioca El Trinche tutta Rosario lo sa.
La leggenda racconta di un Carlovich impegnato ad eseguire i dribbling su richiesta del pubblico, che gli indicava quale avversario umiliare. In genere il malcapitato avversario veniva saltato due volte in pochi secondi con un doppio tunnel, il primo fatto con il piede destro, il secondo fatto con il piede sinistro. La specialità del Trinche.

Quanto c’è di vero in questo e quanto è leggenda? Non si sa, le partite delle serie minori dell’argentina non venivano riprese.
Ciò che sicuramente non è una leggenda urbana è l’amichevole in cui una selezione di giocatori di Rosario umiliò letteralmente la nazionale Argentina di Vencesalo Cap che si stava preparando per il mondiale del 1974.
Il Mister argentino pensò di organizzare quest’amichevole per far trovare l’intesa ai suoi giocatori. Giocare con squadre molto più deboli aiuta in questo.
Il problema è che in questa selezione di sconsciuti giocatori rosarini c’era El Trinche a centrocampo e Kempes e Poy in attacco.
Alla fine del primo tempo il risultato è: Rosario 3 Argentina 0. El Trinche per 45’ non ha fatto letteralmente toccare palla ai centrocampisti della nazionale di Venceslao Cap e ha fornito gli assist per tutti i gol.
Venceslao Cap nell’intervallo va dal selezionatore del Rosario e glie lo chiede espressamente: “Cazzo! Togli quel cinque dal campo, ci sta massacrando! Che figura ci facciamo?”.
Il suo collega ubbidì, tolse El Trinche e l’Argentina salvò la faccia segnando almeno il gol della bandiera. La sconfitta per 3 a 1 convinse Venceslao Cap a convocare Carlovich insieme a Kempes e Poy a Buenos Aires per fare qualche allenamento con la nazionale e valutare se era il caso di inserirli in squadra.
Kempes e Poy diventeranno dei pilastri dell’Argentina, giocheranno il mondiale del ’74 e vinceranno quello in casa del ’78.

Ma non iniziò nessuna avventura con la nazionale per Carlovich.
Perché? Perché fra Rosario e Buenos Aires ci sono circa trecento chilometri di distanza e lungo il viaggio El Trinche trovò un bellissimo ruscello per pescare, si fermò una settimana lì e poi rientrò a Rosario senza mai essere andato al campo ma dopo aver fatto una bella mangiata di trote alle griglia.

Anarchico, incontenibile, incomprensibile.
A dare la giusta gloria a chi sa prendere la vita alla leggera e divertirsi perché sa che per farlo non servono i miliardi o la gloria mondiale ci pensa trent’anni dopo Diego Armando Maradona ovvero il più grande calciatore di tutti i tempi (forse).
Diego Armando Maradona, uno che tatuato sulla spalla porta il volto di un altro famoso cittadino di Rosario: Ernesto “Che” Guevara.

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Senegal e Giappone hanno battuto le favorite del loro girone, Colombia e Polonia ribaltando completamente le gerarchie dell’ultimo girone del mondiale e fanno prefigurare degli ottavi inaspettati.
La Russia non ha pietà dell’Egitto nonostante il debutto di Salah, il 3 a 1 finale la lancia al passaggio del turno, di certo una delle nazionali più convincenti viste in questa prima parte del mondiale; impressionano soprattutto Cerniscev (3 gol) e Dzyuba (2 gol), in particolare quest’ultimo che sembra uscito direttamente dalla serie di Game of Thrones con i suoi quasi due metri di altezza e oltre 90 chilpgrammi di peso. Ha già trent’anni e una lunga militanza fra Zenit e Spartak…  ma tanto per fare paragoni irriverenti molto più pimpante del sosia di Lewandoski visto nel pomeriggio contro il Senegal.

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