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La linea gotica – Il pronome dell’indefinito (Happy Birthday Mr. King)

Pubblicato il 21 Settembre

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“It” in inglese è un pronome usato per indicare cose o animali.

Dato però che nessun inglese lo userebbe parlando del proprio animale domestico quando è associato a qualcosa di vivente significa che quel qualcosa è quanto meno sconosciuto e mette una certa inquietudine.

Stephen King ha usato il pronome dell’indefinito per dare il titolo ad uno dei suoi capolavori assoluti, It è uno di quei romanzi che da soli valgono  un premio Nobel. E non è stato l’unico per il Re dell’horror,  che da tempo ha travalicato il genere, ma se cominciamo a citare tutti i suoi capolavori non la finiamo più.

Restiamo quindi ad It, tomo di oltre milleduecento pagine (più dei tre volumi del Signore degli Anelli messi assieme per intenderci) che per lunghi anni è stato il libro più letto dai teenager di tutto il mondo occidentale. Perché si sa i ragazzi non leggono se non quando sono ben consigliati.

It è un mostro. E fin qui niente di particolare.

It è un mostro cattivissimo che mangia i bambini. Oggi sembra abbastanza banale, ma non erano molti che nel 1986 avevano il coraggio di raccontare storie horror che riguardassero i bambini come vittime.

It è un’entità potente e pandimensionale, forse eterna chiamata la divoratrice di mondi atterrata da tempo immemore nelle pianure del Maine prima che queste pianure fossero “il Maine”. Da oltre due secoli almeno è il “padrone” segreto della cittadina di Derry e agisce fomentando le paure, l’odio, il razzismo, la cattiveria, dei cittadini. Perché It si nutre di sangue ma anche di paura.

It è un clown folle quando vuole apparire come tale, altrimenti è la tua paura peggiore che si fa reale. Un quadro angosciante che prende vita, una maestra con i denti marci che tormenta gli studenti, un padre incestuoso che molesta la figlia, un bullo che incide il suo nome sulla tua pelle con un coltello affilato

Ma It è anche l’adulto che si gira dall’altra parte mentre chiedi aiuto, i pompieri che non vengono a spegnere l’incendio della tua casa perché la tua è una famiglia di negri, è la tua balbuzie che ti fa vergognare in pubblico, è il tuo grasso che ti fa correre più lento degli altri, è tua madre che ti umilia in pubblico.

It è infine, in questo mondo, un aracnide gigantesco che tiene le sue vittime semincoscienti nella sua tana per anni mentre se le mangia un pezzo alla volta. Come fanno gli aracnidi.

It è in una sola parola la paura. Quella che conosce benissimo ogni bambino di dodici anni che viene mandato a prendere qualcosa in una cantina buia, fredda e piena di ragnatele.

Come si può vincere It?

Con la magia, perché come scrive il Re nella dedica del frontespizio ai suoi figli, il messaggio di questo libro è uno solo: “la magia esiste ragazzi!”.

E la magia c’è davvero in questo libro, non solo nelle azioni dei protagonisti. Non è quella di Harry Potter ma una molto più ancestrale, quella che noi adulti ci ricordiamo ripensando all’infanzia e alla pubertà. Quella magia che ci ha permesso di uscir fuori da quell’età difficile che adesso ricordiamo bella, ma solo perché ci siamo dimenticati che pochi problemi sembrano insormontabili come quelli che si hanno a dodici anni. L’età  a cui si affrontano i mostri.

Poi, come un tir a centoventi all’ora arriva nella storia ciò che un adepto del culto di Wicca potrebbe chiamare  magia sessuale (che né Tommy Lee Wallace né Andy Muschietti hanno avuto il coraggio di mostrare). It viene sconfitto grazie a un rito di magia sessuale fra preadolescenti, assurdo a pensarci oggi vero? Eppure era il 1986.

Ripensando a quelle pagine e ai tanti “scandali” che escono fuori come funghi sembra impossibile che un libro del genere allora non abbia suscitato nessuna protesta o richiesta di censura.

Abbiamo avuto la possibilità di chiedere la ragione di quest’assenza di proteste a Tullio Dobner, il traduttore italiano dell’opera. Ci rispose che il libro è scritto così bene e in maniera tale che pochissimi hanno osato dir qualcosa, e quei pochissimi hanno inevitabilmente fatto una pessima figura di fronte alla maestria del Re.

Ma nonostante la magia sessuale It ha il vizio di ritornare. Esattamente quello che fanno le paure quando non sono superate.

Qualcuno l’ha definito un romanzo di formazione al contrario dove i protagonisti non devono crescere per superare le proprie paure ma tornare bambini per affrontarle in modo definitivo.

Ma devono fare molta attenzione, perché “a quarant’anni le ossa sono più fragili” come sibila il mostruoso clown alle orecchie del protagonista tornato a Derry da quarantenne per chiudere i conti.

It va oltre il romanzo di genere. Va oltre il romanzo di formazione. Va oltre il romanzo.

It è I ragazzi della via Pàl con l’aggiunta abbondante di misticismo, è Il signore delle mosche dove il signore delle mosche esiste davvero, è L’isola del tesoro dove il tesoro in palio è la vita.

Cominciate la lettura appena potete… altrimenti dovrete affrontarla da adulti.

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