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Dieci film di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno… ma se sei un cinefilo non puoi non aver visto.

Pubblicato il 13 Febbraio

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So che quando si fanno questi outing in genere si dimezza il numero degli amici, ma dato che non ambiamo ad essere blogger di successo ce lo possiamo permettere.

Prima di arrabbiarvi e inviarci la banda degli “88 folli” sotto casa ricordate sempre che il tutto è sempre e ovviamente IMHO (In My Humble Opinion come si diceva all’epoca del web 1.0).

“E allora facciamoci del male” (cit.)

Il cacciatore (Michael Cimino 1978). C’è sua maestà Robert de Niro, c’è il grande Cristopher Walken e c’è anche Meryl Streep. C’è il Vietnam, c’è la giovinezza perduta, c’è l’amicizia e c’è l’amore.

Quello che manca completamente è il ritmo e l’obiettività. L’unica scena veramente da applausi è come riescano a fuggire i due amici dal campo di concentramento vietnamita, per il resto finale insopportabile con un ridicolo coro di “God bless America” che non si capisce se abbia la funzione di essere un velo pietoso o una giustificazione per tutto quanto successo.

Voto: 5½

Inception (Cristopher Nolan 2010). Nolan probabilmente è uno dei registi contemporanei più geniali che ci siano, ma in questo film di genio ce ne mette veramente troppo. Troppo complicato e troppo surreale, trame e sottotrame che non riescono alla fine a convincere fino in fondo, con soluzioni narrative discutibili e forzature anche oltre il limite del consentito. Forse interessante ma non certo al punto da metterlo in cima alle classifiche come accade su quasi ogni sito di cinefili.

Voto 7-

The Road (John Hillcoat, 2009). Non abbiamo letto il romanzo omonimo di Mc Carthy da cui è preso il film e che ha vinto il premio Pulitzer. Guardando il film non possiamo capire davvero per quale ragione gli è stato dato quel premio. Speriamo che sia sostanzialmente diverso e che la colpa di questo obrobrio ricada sul regista che per altro non ha chissà che film nella sua biografia. Fatto sta che è davvero difficile capire cosa piaccia di questo scempio, un accozzaglia di situazioni già viste su una più o meno probabile fine del mondo. Con personaggi non credibili, mal caratterizzati, stereotipati e anche una marchetta alla Coca Cola davvero insopportabile ai giorni nostri. Roba che neanche le sigarette dei poliziotteschi all’italiana. Incomprensibile davvero come faccia a piacere tanto a critica e a tanto pubblico. Assolutamente da bocciare.

Voto 3

L’esorcista (William Friedkin 1978). Considerato all’unanimità o quasi il miglior horror di sempre è in verità molto sopravvalutato. Il film gioca a livello facilissimo sulla paura del demonio che ci portiamo dentro tutti a causa della nostra educazione religiosa ma in realtà di scene veramente terrificanti ne ha poche. Ad ogni modo un buon film, ma non riusciamo a condividerne l’entusiasmo, anche considerando l’epoca in cui è stato fatto. In quegli anni ci sono horror decisamente migliori come Psyco, Non aprite quella porta o, per rimanere nel solco del demonio, Omen.

Voto 7+

La donna che visse due volte (Alfred Hitchcock, 1958). Portato spesso ad esempio come capolavoro del maestro del brivido per noi è forse uno dei peggiori film mai visti. Personaggi completamente privi di spessore, mistero svelato a due terzi del film (ma che combini Alfred?), finale ridicolo e non credibile, unica sottostoria decente del film rimasta non sviluppata e lasciata a metà. Chi ha avuto la fortuna di non vederlo ancora, apprezzi la sua buona stella.

Voto 4½

Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979). E se ancora non vi eravate arrabbiati qui, ci scommetto, perderete le staffe. Allora diciamolo Apocalypse Now è effettivamente un bel film, ma lasciato quasi a metà. Bellissimo per la prima ora e mezza. Incomprensibile a tratti surreale per l’ultima parte. Neanche l’aver letto Cuore di Tenebra da cui è ispirato ci aiuta molto. Non sarà forse un caso che il regista aveva girato tre finali alternativi? Ad ogni modo quello che viene proposto, lasciandolo praticamente alla libera interpretazione dello spettatore è quello per noi meno azzeccato.
Voto 7

Bastardi Senza Gloria (Quantin Tarantino 2009). Tarantino è indiscutibilmente la sorpresa più grande degli ultimi venti anni. Ma questo suo passaggio a vuoto non l’abbiamo mai capito. Dopo un bellissimo inizio, il film si perde in un clima che diventa troppo surreale anche per il genere pulp. Se la storia fosse finita alla sparatoria nella birreria non c’era quasi nessun appunto da fare, ma l’ultima mezz’ora cos’è? Il tentativo di vendicarsi in modo postumo di Hitler? Il tentativo di creare mondi paralleli? Ma è un film storico o un film sulle realtà alternative? Allora se si vuole che il contesto regga non si può uccidere Hitler alla proiezione del film di Goebbels. Il film diventa insopportabile anche per noi tarantiniani della primissima ora.
Voto 6–

Non è un paese per vecchi (Joel e Ethan Coen 2007) Si, forse abbiamo un qualche problema con i film tratti dai libri di Mc Carthy lo ammettiamo. Fatto sta che, come spesso succede, l’accademy dopo aver ignorato per anni dei registi (o degli attori) assegni l’oscar quasi per dovere con una loro prova minore. È successo con John Wayne (oscar per il discutibile “El grinta”) e con Martin Scorsese (oscar per “The departed” che non è per un soffio fra questi dieci). Questo sicuramente è il film più brutto dei fratelli Coen ed è l’unico che ha vinto l’oscar. Thriller di per se anche apprezzabile e godibile se non fosse per la frangetta di Javier Bardem che ogni volta che appare vorresti urlargli “ma come cazzo li porti quei capelli?”, diventa imbarazzante con i dieci minuti di “approfondimento psicologico” che i registi appiccicano qua e là con lo sputo senza criterio alcuno ottenendo il duplice risultato di far diventare noioso il film e di farti chiedere “ma ‘sto discorso che minchia centra?”

Voto 6+

Revanent – Redivivo (Alejandro Gonzales Inarritu 2015). Altra conferma che l’oscar arriva sul film più brutto avviene con Leonardo Di Caprio. Dopo una triade ignorata dall’accademy come Shutter Island, The wolf of wall street e Il grande Gatsby, Leo vince la statuetta per un film che senz’altro sarà anche bello dal punto di vista della regia e della fotografia, ma non è certo la sua migliore interpretazione. Per quello che riguarda la credibilità del film, che ha anche la pretesa di essere una storia vera (ma di vero non c’è quasi niente se si va a ricostruire la storia originale), il tutto è sintetizzato dall’immagine di un uomo che con un femore rotto rincorre un cavallo e ci monta sopra al volo.

Se la fotografia è un piacere per gli occhi la storia è un insulto alla ragione umana.

Voto 5

La grande bellezza (Giovanni Sorrentino 2013). Vi diciamo chiaramente come la pensiamo. Un grande regista, forse il migliore italiano con la macchina da presa fa un capolavoro dietro l’altro. L’uomo in più, le conseguenze dell’amore, Il divo, This Must be the place. Con quest’ultimo comincia a conoscere gli americani a cui avrà chiesto “che devo fare per vincere l’oscar?” e questi gli avranno risposto: “Semplice my friend, inquadra le bellezze che noi vi invidiamo, mettici una storia non troppo complicata sulla decadenza della morale e appiccicaci un finale mistico in cui l’unica salvezza è in dio e l’amore divino”.

Oscar arrivato puntualmente, come quando fai liberare i campi di concentramento nazisti dalle armate Usa anziché dall’Armata Rossa.

Film di un moralismo insostenibile e inaccettabile. Lo urleremo fino alla morte: “La grande bellezza è una cagata pazzesca”.

Voto 5–

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Dieci film di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno… ma se sei un cinefilo non puoi non aver visto.
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Dieci film di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno… ma se sei un cinefilo non puoi non aver visto.
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La scelta personale dei peggiori film fin dai anni settanta e i tutti perché.
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Scrittori Sopravvissuti
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