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Cento canzoni di cui parlare. Heimat

Pubblicato il 20 Aprile

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[006/100]

Ok, sto barando Heimat non è una canzone ma un album intero.

E allora? Allora fatevene una  ragione, questo è il mio blog e le regole le decido io, va bene?

Scherzi a parte, è vero Heimat è l’album di ritorno o di rinascita dei bravissimi DeltaV, ve ne ho già parlato quando era uscito, ma vale la pena ritornarci sopra, come se fosse una sola canzone. Perché in quest’anno l’ho ascoltato tantissime volte e quasi sempre dall’inizio alla fine  come se per l’appunto fosse una sola canzone.

Ci sono musiche che senti immediatamente tue, come se ti appartenessero da prima e per questo album è esattamente così… ed è inevitabile che lo sia perché sono quelle sonorità dei “miei” anni novanta fra rock elettronico e case da studenti universitari, viaggi in treno con le cuffiette del walkman o dei lettori cd portatili che allora mi sembravano fantascienza. Vai a pensare che poi da lì a poco l’ipod e gli mp3 avrebbero bloccato lo sviluppo dell’Hi-Fi commerciale… ma questa è un’altra storia.

Dicevo, quel rock elettronico che ti aiutava a passare la malinconia tra un esame e l’altro…  negli interminabili inverni a giocare a carte o a risiko, sempre e comunque stonati dalla disco del fine settimana, dalla lezione del lunedì mattina, la riunione al centro sociale, l’odio per l’ex amico che ti aveva fregato la ragazza… il tutto contornato da quei pezzi con un sound a metà fra sinth-pop, acid jazz e giri di basso da disco underground con l’aggiunta di chitarre quasi grunge… e intanto Vonnegut che mi sussurrava: “Quando siete felici fateci caso”. Sì lo so che quella raccolta di lezioni uscì solo molti anni dopo, ma quello era il messaggio quando scoprivo Mattatoio n. 5.

E io penso di averlo notato che erano anni felici, non sarà certo un caso infatti se quelle note me le ricordo ad una ad una.

Heimat è un disco che mancava da anni sul genere ed appena uscito mi ha riportato in un posto confortevole come se fosse casa. (La traduzione del termine tedesco più vicina che ci può essere nella lingua italiana).

Ogni volta che inizio il suo ascolto si ripresenta la stessa sensazione… Vivo questa nuova lotta di classe in un formato inedito in una vita minima dove gli ultimi e i penultimi si sfidano e non vincono ma si contendono uno spazio di solitudine un’apparenza di normalità… è la prima frase del disco e capisci subito che qualcuno ha rubato la tua anima e l’ha messa a nudo con tanto di colonna sonora.

Ci rivediamo presto lo giuri, che sto tornando a casa a sedici anni compiuti. Ecco Heimat sembra un disco che è cresciuto parallelamente a me. Come un amico con cui ci siamo separati all’inizio del nuovo millennio dopo esserci divertiti tanto e poi lo ritrovi oggi che parla in modo più chiaro, più consapevole, più impegnato.

Pagheremo caro pagheremo tutto è una frase che sintetizza il cambio di paradigma, e poi: Penso ai tuoi figli li guardo e mi domando cosa diranno? rincara la dose nella stessa canzone. In fin dei conti è la stessa domanda che Roger Waters ha posto con il suo ultimo disco: è questa la vita che davvero vogliamo?  La consapevolezza del disagio è del resto ormai universale, se è pur vero che le idee di rivolta non sono mai morte (si preoccupava già di ribadirlo nel 1966 Pietrangeli pensate un po’) oggi la rivolta dovrebbe per prima cosa mettere in discussione la nostra vita. Ed è per questo che è così difficile da immaginare.

Ma è una questione di qualità o di formalità essere fedeli alla linea? La cover dei CCCP ci riporta in tempi in cui chi era più avanti, forse, aveva già capito tutto (salvo rinnegarlo qualche decennio dopo, ma questa è un’altra storia!). Mentre tutti sognavano un futuro perfetto Giovanni Lindo Ferretti provocava: non studio non lavoro non guardo la tivù non vado al cinema non faccio sport. Che ad ascoltarla oggi in questi tempi di lockdown indefinito rende ancor più la sua paranoia!

E allora mordi corri muoviti ragazzo non fermarti… abbiamo la certezza di dover rischiare di saper far fronte a quello che non conosciamo ancora.  È dura… è sempre stata dura ma se penso alla fatica che ho fatto alle crisi di panico al mattino per cui un po’ morivo solo adesso ho capito che sono migliore di tutte quelle parole spese. 

La soluzione la conosciamo, prendi la borsa e andiamo faccio benzina e non guardiamo che ora è che giorno è… ma poi scusa…  non si può fare perché c’è sempre qualche impegno che ti fa fermare. Eppure quando ricorderemo che ci siamo già salvati una volta, decideremo di nuovo di uscire e di farlo nei giorni di vento e mentre piove salteremo ancora nell’acqua. Del resto la resistenza ha un limite e chi è come noi è sempre stato disubbidiente.

Heimat 

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