Blog

Aspettando la fine del mondo. “Tuttologo” vs “Ignorante globale”

Pubblicato il 8 Giugno

Scritto da

Etichette: ,

L’accusa di essere un “tuttologo” ormai viene rivolta quotidianamente a tutte le persone che abbiano avuto l’ardire di leggere qualche libro in più di quelli di scuola e che, come se non bastasse, hanno lo strano vizio di non saper star zitti quando sentono, o leggono, fesserie.

Se poi siete fra i quei folli, che ancora hanno il vizio di partecipare nelle associazioni, di fare vita culturale, di impegnarsi e protestare quando i diritti vengono negati, allora non avete proprio scampo. Prima o poi, un bel “Tuttologo!” ve lo diranno. Anzi ve lo scriveranno sui social, ora si usa così.

Pensate poi a quelli come me, che oltre ad aver letto qualche libro e ad impegnarsi nell’organizzare qualche evento culturale, sono anche rompicoglioni politici (nel senso alto del termine, non quello legato alle meschinità partitiche) e hanno il vizio di provocare socraticamente coloro che pensano di avere la Verità in tasca.

In genere funziona così, quando prendete in castagna qualcuno a pubblicare fake news (un classico: “Il 5G ha creato il coronavirus!“), o consigli scellerati per la salute (ad esempio: “mescolate candeggina e acido muriatico così disinfettate meglio“), o menzogne storiche (tipo: “Le BR hanno messo la bomba alla stazione di Bologna nel 1980“) potete star certi che alla terza volta, se non già alla seconda, costui emanerà la sentenza indelebile sul vostro conto: “AH,  MA ALLORA SEI UN TUTTOLOGO!

Il che ovviamente vuol dire che d’ora in poi, lui è legittimato a continuare a sparare minchiate assurde e qualunque vostro commento, con fonti o senza fonti, con audio di interviste dirette ai testimoni, con video e scatti fotografici che dimostrano che a tutti gli effetti il tizio ha detto una minchiata, non valgono più nulla in quanto provenienti dalla bocca di un tuttologo.
E magari il tizio, aggiunge anche il video della famosa scena di Nanni Moretti in cui dice “io non parlo di cose che non conosco”.

Ora ammesso e non concesso che lo sfoggiare (più o meno ostentatamente) la propria sapienza attira sempre antipatie, in particolare da coloro che sfoggiano invece ignoranza, quando sento la parola “tuttologo” penso sempre al mio Professore di Chimica Analitica alle superiori che era laureato in Chimica, Fisica, Matematica, Informatica e Astronomia e che, quando scoppiò la prima guerra del golfo intervenne in una discussione di noi studenti, dopo averci ascoltato per mezz’ora, iniziando dicendo che sottovalutavamo il ruolo dei paesi confinanti e snocciolandoci per dieci minuti buoni il nome e i ruolo dei ministri dei governi di tutto il Medio Oriente (non i capi di Stato, i ministri!) ammutolendo l’intera assemblea fino all’applauso finale.
Penso a lui, e di certo “tuttologo” non mi sembra un insulto. Quell’uomo mi insegnò molte altre cose oltre alla Chimica Analitica e alla mia domanda dopo il diploma su perché con cinque lauree si trovasse ad insegnare all’ITIS mi rispose (parola più, parola meno): “Caro Chiometti, ora che andrai all’Università capirai che quel luogo è solo un posto dove si assegnano titoli baronali, che pure nella vita servono, ma di certo non ti insegnano ad apprezzare le materie che studi. Io mi limito a svolgere il mio lavoro in luoghi dove le menti sono ancora abbastanza ricettive e non devono sottostare a logiche di convenienza della carriera accademica.

Ora di lauree, per via dei vari giochi che sa fare la vita, non ne ho neanche una; forse ho sbagliato, condizionato da Guccini, a dire “basta così” a tre esami dal titolo. E soprattutto, tanto per fare degli esempi, so di non sapere nulla di elettronica, di circuiti o di programmazione. Non so suonare uno strumento che sia più complicato del campanello di casa, nel disegno sono rimasto agli omini stilizzati della prima elementare, le dimostrazioni dei teoremi matematici ormai non riesco più a guardarle senza provare conati di vomito al primo integrale e so che conosco troppo poco di Storia. Non ho la minima idea di come si costruisca un palazzo o un ponte, di quanto profonde debbano essere le fondamenta per un palazzo ne’ di come funzioni il magnetismo terrestre, e se oggi dovessi ripetervi le equazioni di Maxwell preferirei andare a sgomberare Casa Pound da solo.

Nonostante tutte queste lacune l’epiteto di tuttologo arriva in continuazione. Perché ormai lo sappiamo, in questa società essere “scienziati” o “persone per bene” è un delitto.
Ma, state tranquilli, fortunatamente lo sticazzi scorre potente nelle mie vene e io continuo a rompere i coglioni al nemico di “noi” tuttologi. Ovvero i prototipi viventi dei futuri podestà neofascisti, cioè gli Ignoranti Globali.

L’ignorante globale è da sempre uno dei fenomeni più curiosi del web; riesce a pubblicare post su qualunque argomento, dall’astrofisica al baseball… sbagliando sempre. Sempre! Un argomento dopo l’altro. Se parla di politica confonde PIL e benessere della popolazione, se parla di storia dice che Auschwitz l’hanno liberata gli americani, il 25 aprile scrive che ci sono stati milioni di morti nelle foibe a causa dei partigiani però per carità è un democratico guai a chiamarlo fascista, se parla di Popper è solo per dar contro ai comunisti, se parla di cinema ti dice che il Fantasy è per bambini, se parla di letteratura accosta Dante e Moccia.
L’ignorante globale, non è un analfabeta, no… troppo facile… anzi! Legge e scrive fin troppo pubblicando poi enormi boiate frutto delle sue paranoie.

Tuttavia l’Ignorante Globale in genere è sempre una persona di un certo rilievo per lo meno locale: un ex amministratore, uno scribacchino free lance, un trombato alle politiche, un portavoce di qualche organizzazione. Come mai? Semplice, perché chi ha il potere si deve circondare di costoro, in modo che lui possa risplendere come una mente geniale. E’ per questo che l’ignorante globale trova sempre a chi riportare l’osso.

E ora già la sento la vostra domanda: “Ma perché non li lasci in pace questi poveracci?” Eh, no! Allora non avete capito… io al mio titolo di tuttologo (per quanto immeritato sia) ci tengo.

Author