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Aspettando la fine del mondo. Secessioni

Pubblicato il 27 Gennaio

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Ufficio postale, sabato mattina.

Pacco sotto al braccio, il numerino della fila in una mano, lo smartphone nell’altra. La possibilità di cazzeggiare 24/7, le grandi conquiste della specie umana. Fortunatamente il prossimo numero è il mio.

Leggo un’altra dozzina di post vari poi mi rendo conto che il mio numero ancora non è scattato; davanti a me allo sportello c’è ancora lo stesso tizio di prima a parlottare con una delle impiegate ormai da diversi minuti.

“Che deve fare questo qua davanti? Sono dieci minuti che sta lì, cos’era il bollettino da due miliardi di dollari?” penso.

[Ale… ]

“Oh no, cazzo… cervello quando mi chiami significa che la situazione sta per peggiorare!”

[Tranquillo, basta che fai come ti dico, rimetti i tuoi occhi sullo schermo dello smartphone, guarda lì, concentrati sull’assessora peperoncina che viene presa per culo da mezza Terni….bravo… visto, che tutto va bene? Cioè male, ma non sta succedendo niente… non ti interessa quello che l’impiegata sta dicendo al tizio in fila prima di te!]

“Sì ma…”

[Ah guarda c’è anche lu poro Lallo che invece di andare alle commemorazioni della giornata della memoria va al convegno antiabortista! È grave no? Dai incazzati lì… scrivi due paraculate a lu poro Lallo!]

“Sì ma questo qui davanti è un’ora che…”

[Ale, cazzo! Attiva il gene egoista di Dawkins, pensa a te stesso, cazzo, non ascoltare la discussione, capito? Non ascoltare la discussione!]

“… e perché mio marito ha perso il lavoro due anni fa e ancora sta a spasso, e questi qua invece vengono e come mettono piede qui 35 euro al giorno per non fare niente, ti pare giusto?”

“E mica è vero che non fanno niente, spacciano, rubano e stuprano le donne!”

[…Ale?… Ale?]

“Non ora cervello!”

[Oh, no! Stai facendo la respirazione Qi Gong! No Ale, ricordati il tuo Sifu, Qi Gong è solo per pace interiore… è scorretto usarlo per trovare la concentrazione per ribattere i discorsi di due deficienti…Ale?]
“Zitto cervello, è scattato il mio numero dall’impiegata a fianco”
[Fiuuuu…]

“Deve spedire questo pacco?”

“Sì signora, grazie”

“Sono 5 euro e 50”

[Dai Ale bravissimo, qui fuori c’è il bar, un saccottino al cioccolato te lo sei meritato…]

“E poi sai che c’è? Che quelli che li difendono mi stanno proprio sui coglioni… e se tanto li difendono ce po’ esse solo il motivo che ce magnano pure loro, ‘sti comunisti!”
[Signora! Ecchecazzo! Io lo sto’ a tene’ bono e lei…oh no! Ecco fatto!]

“Ha perfettamente ragione, signora… io la penso come lei e sono comunista!”

Silenzio nell’ufficio postale. Interrotto dal “ping” che fa scattare un altro numero.

“Beh certo, non è che volevo dire che tutti i comunisti sono sciocchi…”

“Ma ci mancherebbe signora, il problema è che voi confondete i comunisti vecchi con noi nuovi comunisti!”

“Cioè?”

“Signora mia, i comunisti di nuovi non parlano di Marx e il Capitale, quella roba non c’entra niente con il nostro comunismo… sa perché ci chiamiamo comunisti?”

“No… non credo di…”

“Perché vogliamo l’indipendenza dei comuni! Solo tornando ai comuni si può salvare il pianeta! Basta con questa immigrazione incontrollata, tutti a casa propria, raus!”

“Eh beh giustamente che uno si stanca e…”

“Lei per esempio, signora. Da dove viene?”

“Io? Io sono italiana, ci mancherebbe altro!”

“Sì certo, ma di dove? Con questo accento non è certo di Terni!”

“Ma che c’entra? Io sono di Rieti e…”

“Di Rieti? E che cavolo viene a fare qui a Terni?”

“Come che vengo a fare? Non vede che sto lavorando?”

“Ahhhh quindi lei sta rubando il lavoro a un ternano!”

“…”

“No no, signora mia, fuori dalle balle, torni a casa sua al di la’ della Sgurgola, qui non vi ci vogliamo più”

“Ma è pazzo?”

“No, signora sono comunista. Anzi, Comunista sovranista. Ognuno lavori a casa sua, basta con questa storia che Terni deve mettere a lavorare gli zappaterra delle provincie intorno quando non c’è posto per tutti i ternani! Chiaro?”

“Ma io chiamo il direttore e…”

“Sì sì. Lo chiami, così faccio un reclamo per non aver messo a lavorare gente di Terni in un ufficio ternano.”

“Guardi mio caro, che io ho vinto un concorso sa?”

“Ah pure? E tanto come se non si sapesse come funizionano i concorsi! La prossima volta i concorsi, se proprio li vogliamo chiamare così, li vada a vincere a casa sua, giù a Rieti… che appena prendiamo il potere vi mandiamo tutti a casa. Poi un bel muro sulla Sgurgola e cazzi vostri. Per me potete pure morì de fame.”

Riprendo il pacco… difficilmente arriverebbe a destinazione. Nel silenzio generale, con qualcuno che sghignazza sotto la sciarpa, vado verso l’uscita. Poi mi giro e puntualizzo.
“Prepari le valige signora, che qui è finita la pacchia!”

Adesso le risate sono numerose, esco e mi accendo una sigaretta.

[Pure?]

“Che c’è?”

[Fai la respirazione Qi gong e poi ci fumi sopra”]

“Zitto cervello, che non ho la pillola dell’italiano medio a disposizione… e poi l’ultima era a Natale, te lo ricordi il bar col presepe, no?”

[Ale…]

“Aho?”

[Dai il saccottino te lo sei meritato!]

“Basta che è fatto a Terni però!”

[Vaffanculo Alessa’, guarda che dichiaro la secessione!]

“Sarebbe ora, con tutti i casini che mi fai combinare!”

Alessandro Chiometti

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