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Aspettando la fine del mondo. La lezione della Covid19 ancora non ci basta.

Pubblicato il 12 Maggio

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Ad Aprile, in piena quarantena,  mi è capitato di svegliarmi una volta alle tre del mattino sul divano con la tv spenta e le gambe anchilosate. Non mi ricordavo neanche più che film stavo guardando, è normale per me quando mi addormento profondamente di risvegliarmi come se fossi stato in un altro mondo.
Sono andato a chiudere la serranda prima di dirigermi verso il letto, ma la luce notturna era affascinante ed avevo ancora addosso la felpa, quindi sono uscito sul balcone di casa a guardare la mia periferia in versione notturna.

Il silenzio era assoluto ed irreale.

Il silenzio della notte di e di alcune domeniche pomeriggio sarà uno dei ricordi più forti che mi resteranno dentro di questa quarantena.

Poi ho abbassato lo sguardo verso il marciapiede che dista dal mio balcone una trentina di metri e c’era  una macchia nera e pelosa che si stava muovendo. Non aveva otto zampe quindi sono rimasto tranquillo. Era un enorme riccio spinoso.

Mentre osservavo la sua camminata buffa e il suo lento attraversamento della strada mi è tornato in mente cosa guardavo in tv prima di addormentarmi. Qualche notiziario della notte parlava degli animali alla riconquista delle città o per lo meno delle periferie di esse.
Scimmie, gazzelle, cervi, in tutte le capitali del mondo che incuriositi si avvicinavano perché non avevano più paura dei nostri rumori. Delfini nelle acque tornate pulite, pesci nei canali di venezia di nuovo trasparenti.
Anche da noi ci sono state questo tipo di segnalazioni in città: volpi, cinghiali, lepri e caprioli.

In un primo momento la visione del riccio e quelle immagini mi davano una sensazione piacevole, poi mi è improvvisamente arrivata una tristezza infinita. Mi ero reso conto della nostra totale inutilità per il  Pianeta Terra; se improvvisamente ci estinguessimo non sarebbe neanche una notizia di ultima pagina. Perché le pagine delle notizie non ci sarebbero più.

“Noi non ci saremo” diceva Guccini parlando della fine del mondo, aveva ragione il maestro, come sempre.

Intendiamoci, lo so da tempo che tutto il nostro affannarsi è del tutto privo di significato dal punto di vista della Natura. Nonostante tutto quello che possono dire i vari preti la descrizione perfetta della nostra situazione cosmica è data dal “Dialogo di un islandese con la Natura” di Leopardi.
Se alla Natura dovesse capitare di estinguere tutta la nostra specie non se ne accorgerebbe nemmeno.

Ma quella notte mi è arrivato addosso tutta la consapevolezza “cosmica” di quel che significa: l’umanità sparisce e il pianeta emette un grandissimo “esticazzi?”. Anzi, neanche quello.  Non mancheremo a nessuno e nessuno si chiederà che fine abbiamo fatto se non fra qualche eone quando qualche specie aliena o nuovamente evoluta sulla terra guarderà qualche costruzione folle. O magari perforeranno il terreno e quando arriveranno in corrispondenza dell’antropocene oltre a un quantitativo gargantuesco di residui plastici troveranno un infinità folle di ossicini di pollo e altre specie animali e si chiederanno “ma perché hanno sterminato tutti questi polli?” prima che qualcuno di loro lo associ con un colpo di genio alla nostra dieta troppo proteica.

Ma fondamentalmente per decine di millenni, e forse per sempre visto che prima o poi il nostro sole esploderà inghiottendo la Terra e cancellando per sempre ogni nostra traccia, nessuno si chiederà mai che fine abbiamo fatto o perché.

“Non mancheremo a nessuno! “ho realizzato e già quasi mi scendeva una lacrima frignone come sono, ma poi è avvenuto un piccolo miracolo: Cleopatra ha emesso un miagolone e si è cominciata a strusciare sulle mie gambe. E non lo fa per fame, la ciotola è piena. Si è fatta prendere in braccio ed ha cominciato a fare le sue fusa più forti. “Hai ragione Cleo, a voi mancheremo… e anche ai cani… a loro forse mancheremo”.

Vado al letto a dormire senza lacrime ma con un sorriso, forse questa Covid19 qualcosa di buono lascerà all’umanità.

 

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No, la Covid19 non è bastata, speriamo nella prossima lezione.

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