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Aspettando la fine del mondo: “Gold is the reason for the wars we wage”

Pubblicato il 15 Novembre

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Nel classico week end invernale casalingo si trova sempre qualche ora per rimettere a posto i vecchi cassetti.
Una cosa da non fare mai a chi non piace quel retrogusto dolceamaro della nostalgia. Davvero… per voi che siete sempre proiettati nel futuro della vostra radiosa vita, non aprite i vecchi cassetti… piuttosto portate fuori il vecchio comò e bruciatelo così com’è.

A me però non è mai  dispiaciuto perdermi nei ricordi, e così mentre sistemo i cassetti spunta fuori roba di mio padre scomparso ormai da quasi sedici anni.
Fra tanti cari ricordi eccola lì, nel suo guscio di plastica madreperlata con stoffa vellutata a coprirla. Una sterlina d’oro vecchio conio della Regina d’Inghilterra.

Papà era un agente di commercio di una multinazionale che fino alla fine degli anni ’80 produceva solo detersivi. Poi si è allargata a dismisura e adesso controlla così tanti marchi alimentari e non da far girare la testa. Ma quando papà andava in giro per le province di Terni, Rieti e Macerata, in quelli che allora erano i negozi di alimentari che servivano i paesini (prima dei centri commerciali… ma ci credete che un periodo vivevamo senza i centri commerciali?) non era così disumanamente grande. Era una multinazionale come tante, anche se in forte crescita.

Insomma, in quei tempi una multinazionale sapeva ancora che se i suoi azionisti avevano miliardi lire (o marchi, franchi, fiorini o quel che vi pare) sui loro conti correnti era perché gente come mio padre si faceva un mazzo così con la sua Ritmo, su e giù per le strade di campagna a piazzare dieci fustini di detersivo a Poggio di Otricoli alle 19 e 45 del venerdì sera, un attimo prima che il negozietto chiudesse. E beh, che ci crediate o no, a quei tempi una multinazionale (di quelle che compravano gli spot in prima fascia pubblicitaria della partita dei mondiali Italia-Brasile per intenderci) invece di dire ai suoi dipendenti “corri di più altrimenti ti licenzio e prendo un disperato che fa lo stesso lavoro alla metà del tuo prezzo” gli dicevano: “dai, se raggiungiamo questo obiettivo poi ti do un premio”.

E il premio per gli obiettivi spesso era una sterlina d’oro. Quella multinazionale usava così. Lui ne collezionò almeno una ventina.

 

“Quand’è che ha cominciato ad andare tutto storto?” è una domanda che oggi ci facciamo sempre più spesso. È ovvio che le “sliding doors” che abbiamo preso negli ultimi quarant’anni sono state tante e purtroppo, oggi lo possiamo dire, la maggior parte tutte sbagliate.
Non sono un esperto di economia anche se qualcosa di Smith, Marx e Keynes l’ho letta. Posso dire che secondo me una delle tante scelte sbagliate della nostra storia recente è stato il passaggio del mercato dall’economia del profitto a quella della speculazione e l’aver consentito che questo fosse legalmente possibile. L’ultimo atto del totale degrado etico e morale della finanza è probabilmente quello di aver consentito la legalizzazione di valute non legate agli Stati.

Il Bitcoin è l’esempio più noto (ma ormai in rete ce ne saranno decine) e ci scommetterei un bel po’ di soldi, se ne avessi, che sarà la causa della prossima devastante crisi dovuta allo scoppio di una bolla speculativa.
Una volta se io provavo a stampar moneta mia, in modo indipendente dallo Stato e mi inventavo i “Chiomdollari” li piazzavo al posto della moneta corrente come titolo di credito dicendo che se me li riportavano dopo due mesi invece che i cinque euro spesi per il chiomdollaro ne avrei restituiti dieci andavo in galera “senza passare dal via”, come si suol dire. E me lo sarei meritato, perché questa non è che la riproposizione del vecchio metodo Ponzi.

[Se sapete che cos’è lo “schema Ponzi” saltate pure questa parte]
Per chi non lo sapesse Charles Ponzi prometteva investimenti milionari negli anni ’20 dicendo che aveva contatti in Europa dove, a causa dell’inflazione e del sistema di cambi, un francobollo da dieci centesimi gli veniva pagato venti o trenta centesimi. Tutto falso, non comprò mai un francobollo in vita sua. In realtà lui cominciò a pagare di tasca sua i primi interessi altissimi sugli investimenti dei primi cittadini in buona fede, poi la voce si espanse esi generò un vero circolo vizioso auto-alimentato, prendeva soldi dei nuovi investitori per pagare i vecchi e così via. Ovviamente trattenendone una lauta parte. Fino a quando attirò l’attenzione della finanza che lo arrestò. Il bello è che ci fu una vera e propria sollevazione popolare a difenderlo… era considerato un benefattore.
[Ok, ora se volete approfondire la vita di Charles Ponzi andate su Wiki: https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Ponzi ]

Tornando al Chiomdollaro e al bitcoin (che non sono per nulla diversi, cambia solo la tecnologia). Il Bitcoin si basa sul nulla, e un giorno (che oramai credo molto vicino) qualcuno avrà bisogno di grande liquidità e metterà all’incasso il suo investimento in bitcoin che nel frattempo ha aumentato il suo valore di x volte quello iniziale. Chi pagherà per questa differenza? Nessuno, quindi scoppierà la bolla e saranno “volatili per diabetici” per tutti, perché nel frattempo i bitcoin sono stati comprati da banche, assicurazioni, fondi pensionistici etc.
E, sempre nel frattempo, le pensioni dei nonni con cui abbiamo messo le toppe per l’ultima crisi dal 2009 al 2015 saranno molte di meno. Bella prospettiva eh?

Papà si licenziò dalla multinazionale sfruttando una di quelle offerte che non si possono rifiutare, ma le cose non girarono poi così bene come aveva previsto per tanti motivi. Finiti i soldi della liquidazione e con le nuove ditte rappresentate che ancora non ingranavano, negli anni ’90 quelle venti sterline d’oro ci diedero una mano spesso e volentieri. Me ne aveva regalata qualcuna… l’ultima che avevo la cambiai dall’orefice nel 1997 (anno più anno meno) che mi diede ben centomila lire. Del resto allora un ragazzo con centomila lire in tasca ci tirava avanti due settimane almeno… e senza farsi mancare nulla.

Oggi  questa sterlina d’oro ritrovata mi fa prendere inevitabilmente una curiosità. Quanto varrà oggi? Beh che ci vuole, con l’onnisciente google troverò i suo valore in un attimo e infatti… eccolo là: 250 euro.

No… ci deve essere un errore.

Sterlina d’oro… vecchio conio… o nuovo conio cambia poco… sterlina della regina… domanda 248,00 euro, offerta 263,00 euro.
No dai… è un errore forse 150… no. Sono 250 euro.
Duecentocinquanta euro.

Rapido calcolo: centomila lire nel 1997, l’equivalente di cinquecentomila lire nel 2018.
Guadagno del 400% in ventuno anni. Il che significa un rendimento del 24% annuo netto.

Sento lo scappellotto dietro la nuca di mio padre e distintamente la sua voce che mi dice “Ma pensavi che fossi cretino a scegliere sempre le sterline in premio? Potevo anche decidere sul buono sconto per il viaggio o il modello della racchetta di Borg, sai?”
“No papà non ho mai pensato che…” ma sto parlando da solo con i miei fantasmi.

Chiudo il cassetto, guardo la foto di papà. Saranno sedici anni a gennaio che non c’è più.
Cos’è che mi ripeto sempre quando mi prende questo groppo alla gola?
Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà / quando l’aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà / quando questa merda intorno sempre merda resterà / e ne riconoscerai l’odore perché questa è la realtà / quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai che or’ è/ che la vita è sempre forte molto più che facile / quando sposti appena il piede il tuo tempo crescerà / Sopra il giorno di dolore che uno ha.

7 grammi d’oro, 400% di guadagno in vent’anni.
Dai… domani proponetemi ancora di comprare i bitcoin, che ci facciamo due risate.

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