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Cento canzoni di cui parlare: Velasquez

Pubblicato il 25 Marzo

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[002/200]

Mi ricordo quando ho conosciuto Velasquez, vagabondavo e sudavo nei 40° delle strade di Barcellona fino a che non trovai riparo nel fresco parco della Cittadella.
In una delle tante strutture del parco fui attirato dalla proiezione su un muro bianco di una serie di quadri, per lo più ritratti. Pressoché ignorante di pittura e della sua storia i tratti mi ricordavano quelli di Caravaggio, poi appare il quadro “Las Meninas” e allora mi siedo e comincio il viaggio con Velasquez. Dopo un’ora mi alzo e decido che di Velasquez non voglio sapere nulla di biografico perché mi bastano i suoi quadri. E non voglio rovinarli con informazioni che mi potrebbero rendermi antipatico l’autore.

Cosa c’entra questo con la canzone di Roberto Vecchioni “Velasquez”? Nulla, probabilmente. Ma quando la ascoltai quel pezzo per la prima volta, qualche anno dopo l’incontro con il pittore al parco della cittadella in grave ritardo rispetto al suo anno di uscita, non ho potuto fare a meno di associarla a lui.
Come con il pittore, non ho mai voluto sapere chi fosse (semmai fosse esistito veramente) il Velasquez di Vecchioni, perché ciò che ci dice di lui il grande cantautore milanese è già più che sufficiente.

Ahi Velasquez, dove porti la mia vita?[…] / Ahi Velasquez, non ti avessi mai seguito / Con te non si torna una volta sola indietro / In mezzo ai venti, sempre genti da salvare / Sei morto mille volte senza mai morire.

Velasquez (pittore) tu che più di ogni altro in quel mio primo viaggio mi hai aperto gli occhi sull’importanza di viaggiare, cos’hai combinato alla mia vita? Non era meglio fossi rimasto nella tranquilla provincia invece di conoscere altri mondi?

Un vecchio zingaro ungherese/ Di te parlando mi giurò/ Che c’eri prima di suo padre,/ Prima del padre di suo padre,/ Più in là nel tempo non andò.

I Velasquez che cambiano le nostre vite non hanno tempo. Ci sono sempre stati e sempre ci saranno. E non è chi era Velasquez che conta ma cosa ci ha lasciato in suo ricordo. E se il ricordo diventa leggenda? È giusto capire cos’è stato il mito e cos’è stato l’uomo? Per lo storico senz’altro sì, ma per la nostra vita, no.

Ahi Velasquez certe sere quanta voglia/ di fermar la vela e ritornare da mia moglie / E tu mi dici: “Fatti scrivere”, è normale/ Per te bisogna sempre scrivere e lottare.

La voglia di smettere. Smettere di lottare, smettere di viaggiare, smettere di sapere. Tornare alla nostra vita più semplice. Un tema che Vecchioni riprenderà nella sua meravigliosa “Celia de la Serna” (madre di Ernesto Guevara) a cui il Che risponde riguardo al suo ritorno: “Madre, tu guarda fuori sempre, e spera sempre  di non vedermi mai; sarò quel figlio che ami veramente, soltanto e solo finché non mi vedrai”.

Del resto tornando a Velasquez, sul perché qualcuno scelga di vivere in un certo modo, anche lì Vecchioni è molto chiaro:

E la tempesta ci sorprese/ Due miglia dopo Capo Horn/ Se ne rideva delle offese/ In mezzo al ponte si distese/ E fino all’alba mi cantò/ Ragazze, terre, contadini/ Da sempre popoli e padroni / Fu lì che tutto cominciò.

Alla fine una domanda è sempre d’obbligo quando ci ripropone di cambiare il mondo: che fare? La risposta di Vecchioni è  sotto forma di domanda.

Ahi Velasquez fino a quando inventeremo/ Un nido di rose ai piedi dell’arcobaleno/ E tante stelle, tante nelle notti chiare/ Per questo mondo, questo mondo da cambiare?

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