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About: Kobane Calling

Pubblicato il 17 Agosto

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Zerocalcare, al secolo Michele Reich, è forse in questo momento l’autore di fumetti più famoso d’Italia, nonostante non faccia vignette satiriche per i quotidiani e nonostante la sua giovane età (poco più di trenta anni).

Buona parte del merito va al successo del suo blog le cui strisce in bianco e nero sulla sua generazione (che si possono definire: esistenziali, intimistiche, ironiche, acide, amare, romantiche, scazzate, surreali, dissacranti, coatte, ma soprattutto sempre realistiche e sincere) contano infinite condivisioni sui social network appena escono dai suoi pennarelli.

Ma di certo è la sua indiscutibile bravura ad aver fatto breccia non solo nella sua generazione ma anche in quelle di qualche decennio prima.

Se con le sue prime graphic novel pubblicate (“La profezia dell’armadillo” e “Un polpo alla gola”) aveva fatto scoprire quanto fosse bravo nel narrare storie molto più complesse della semplice striscia da blog con Kobane Calling (Ed. Bao Publishing 2016, € 20.00) sarà una sorpresa per qualcuno scoprire anche uno Zerocalcare impegnato nel politico e nel sociale.

Per noi che lo seguiamo da tempo questo non è un mistero, dietro il disincanto del ventenne/trentenne romano descritto in modo pressoché sublime in ogni sua sfaccettatura (rapporto con i genitori, con gli amici, con le fidanzate, con le istituzioni, con i mass media etc.) c’erano (quasi) sempre i segni di un’appartenenza a un modo tutt’altro che disimpegnato.

Gli indizi c’erano, ma come tali non tutti riescono a coglierli, ed è stato così che quando sulla sua pagina fbk è uscito fuori l’impegno sociale ed antifascista dell’autore sono volate parole grosse fra alcuni dei suoi fan e quelli che pensavano di esserlo ma solo perché (probabilmente) o guardavano solo le figure. Ottimi esempi di analfabetismo funzionale. Conseguentemente, storia recente, pagina fbk bloccata per insulti e minacce varie fra gli utenti della pagina, polemiche sui siti dei giornali più famosi d’Italia che non aspettano altro e le solite scoperte tardive che esclamavano “te l’avevo detto che quello zerocoso era strano, sempre a parla’ con armadilli e altre bestiacce”.

Ora c’è questo Kobane Calling e se ancora non capite, dopo averlo letto, da che parte sta Zerocalcare (quella per noi giusta), lasciate perdere e ricominciate dalle caricature di Forattini.

Questa graphic novel è un diario dei due viaggi fatti nella terra kurda da Zerocalcare negli anni precedenti, ed è un capolavoro di ironia, sincerità e coinvolgimento in quello che il protagonista vive e vede in queste terre di cui a noi arriva, in genere, solo la propaganda di turno quando fa comodo. I kurdi, per i nostri mass media, variano dal grado di eroe quando fermano l’Isis al grado di terrorista quando si parla di Erdogan (e se questo ancora non vi ha fatto nascere sospetti non è che Zerocalcare può far miracoli).

I disegni e le parole dell’autore fanno capire perfettamente il senso del suo viaggio e del perché andava fatto. Non usa fiocchi e retorica e come sempre dice le cose come stanno dal suo punto di vista dichiarandolo fin dal principio.

Non vi stiamo ad elencare le bellezze laiche della terra del Kurdistan riportate da Zerocalcare (che peraltro potete trovare in modo simile anche sul sito del nostro indimenticato amico Valerio Bruschini www.valeriobruschini.info ), ve le lasciamo scoprire da soli. Possiamo solo aggiungere che l’approccio di Zerocalcare alla vita e al viaggio ci fa venire in mente il verso di una canzone di Gazzè: “dico quel che penso e faccio quel che dico”.

E davvero forse noi di una “certa parte” della politica e della società dovremmo forse cominciare a mettere davvero in pratica questo motto.

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