Città in cattività: Est

Scritto da il 1 Aprile nel sperimentale

“Guarda questo bastardo, vigliacco… ma ti becco… hai voglia se ti becco!”

Gli scatti a raffica della fotocamera reflex immortalano in modo dettagliato tutta al corsa atletica di un ragazzo in calzoncini e felpa davanti alla sua finestra. Un centinaio di metri davanti alla sua finestra. Più in basso.
Lì, dall’altra parte dell’ampia strada a quattro corsie, Viale Dante Alighieri, che separa il suo appartamento al dodicesimo piano dalla pista ciclabile sta avvenendo l’oltraggiosa corsetta segno di mancanza di rispetto per tutti quelli in isolamento per via della Covid19.

La serranda abbassata per l’occasione a dieci centimetri dal davanzale, nasconde Alberto Randazzo appostato dietro alla sua Canon con lo zoom al massimo appoggiato lì per immortalare la parte opposta della strada.

Guardò lo schermo della sua macchina e sorrise ingrandendo la foto, perfetto. “Pezzo di merda incosciente ti ho beccato… adesso ti sistemo io!” Poi estrae la scheda di memoria fotografica, esce dalla sua camera e va nella sua postazione informatica sul tavolo del soggiorno, la inserisce nell’apposito lettore collegato al suo pc. Scarica le foto, sceglie le due migliori e si prepara ad inviare l’ennesima segnalazione ai Carabinieri, alla Polizia alla protezione Civile, al Sindaco e al ministero dell’interno.

Rilegge sommariamente, come se ne stesse parlando con qualcuno, il testo della mail a cui ha allegato le fotografie: “Io sottoscritto eccetera eccetera, nato aresidente… eccetera… segnalo che…” La sua voce si ferma, ci pensa e poi prende la tastiera e corregge.
Torno a segnalare per l’ennesima volta che… ecco così va decisamente meglio… in Via Dante Alighieri c’è un continuo proliferare di gente irresponsabile che va in giro a correre nonostante tutte le prescrizioni e le raccomandazioni emanate. Come onesto cittadino che paga le tasse, nonché vostro collaboratore come potete vedere da queste foto, pretendo.. anzi ci vuole il maiuscolo a questo punto… PRETENDO che inviate pattuglie di controllo per tutto il giorno a fermare questo scempio.”

Ci pensa su un attimo Alberto poi torna sulla tastiera e aggiunge: “Ribadisco la necessità di essere presenti tutto il giorno e non solo estemporaneamente come in questa settimana avete mandato una pattuglia per un’ora della municipale per una sola ora martedì e giovedì scorso. Ecco, così va meglio!” ribadisce a voce alta Alberto. Poi clicca su invia e si rilassa sulla poltrona della sua postazione computer.

“Deficienti…” mormora fra i denti quasi ringhiando “…dodici mail cazzo! Dodici mail gli ho inviato e questi coglioni ancora corrono! Eccerto glie lo lasciano fare…dovrebbe tornare Lui… allora sì. Quattro coglioni fucilati in piazza e vedrai come passa la voglia di correre a tutti.”

Si alza nervoso, va verso il frigo e prende una lattina di birra comprata all’Hard Discount un mese prima, la stappa e ne beve un sorso. Guarda il frigo dove ci sono altre quattro lattine, due yogurt, e qualche ortaggio vario. Pensa che presto dovrà riuscire a far la spesa. “Merda! Non ne ho proprio voglia!”

Torna in camera per sistemare la finestra, aprendo la serranda e chiudendo le imposte visto che non ha intenzione di fare altri scatti. Ma come alza la serranda vede dall’altra parte della strada un’altra ragazza a fare la sua corsa del cazzo.

“Deficiente!” Urla, ma la ragazza non sembra sentirlo. “Se ti fai male spero che ti prendi il coronavirus all’ospedale, stronza!” Urla ancora più forte, ma evidentemente la ragazza è una di quelle che corre con le cuffiette e non può sentirlo.

“Teste di cazzo! Merde umane, sarebbe da spararvi a tutti!” Urla ad un volume appena più basso mentre chiude gli infissi. Riprende in mano la birra e si butta sul divano. Sfinito. Beve fino a finire la lattina, la stritola e la lancia verso la cucina.

Poi si alza con fare deciso. Raggiunge la sua camera da letto; lo fa passando nel corridoio ed evitando lo scatolone con dodici confezioni di alcool a 95° puro. Gli era costato un bel po’ ma del resto i soliti deficienti che comprano di tutto avevano finito quello denaturato!

“Devo sistemare ‘sta roba” pensa, ma non è il momento. Arriva al mobile della camera, tira fuori dalle guide il primo cassetto; lo svuota dalle mascherine che vi aveva posizionato dentro e attaccata al fondo con il nastro pesante modello americano trova la sua Berretta 34.
La prende, togliendo il nastro e la guarda e mormora a bassa voce: “È ora di caricarti e tenerti a portata di mano, non si sa mai cosa può succedere in questi giorni… soprattutto quando vai fuori di casa.”

Tira fuori anche il secondo cassetto, svuota anche quello dalle mascherine e lo fa in maniera ancora più impaziente, senza far caso che molte non riescono a stare tutte sul letto e cadono a terra. Lì attaccato al fondo del secondo cassetto c’è il caricatore con i sette proiettili già caricati. Lo prende e lo inserisce nell’apposito vano.

Prova l’impugnatura, mira un ipotetico bersaglio e sente che la pistola è ancora un po’ appiccicosa a causa del nastro con cui era assicurata al cassetto.

Allora torna allo scatolone in corridoio, lo prende e lo sistema sopra il letto; lo apre togliendo lo scotch che lo sigilla, e poi da lì dentro estrae una delle bottiglie. La osserva: “Ovviamente l’alcool etilico per uso alimentare è in vetro, certo!” pensa. Ma mentalmente pensava alle bottiglie in plastica dell’alcool denaturato. Ad ogni modo il commesso dell’Hard Discount gli aveva comunque garantito che era la stessa cosa, il prezzo maggiore è perché ci poteva fare anche i distillati ed era in offerta… quindi ne aveva preso un cartone prima che finisse anche quello.

Infine apre il tappo a vite e tira fuori dai suoi jeans dei fazzolettini di carta con cui pulire l’arma, imbeve il primo del liquido incolore e comincia a pulire la colla ostinata… ma non ci riesce. Del resto è il nastro che usano per i sequestri di persona pensa; quindi fa cadere l’alcool direttamente sulla colla che sporca la pistola, poi prende un nuovo fazzolettino e comincia a pulire più energicamente.

Quando esplode il colpo rimbombando nella piccola stanza non si accorge neanche che si è preso in pieno il piede sinistro, i dolore ai timpani in quel momento è maggiore. Il fischio assordante e altissimo cancella ogni altra sensazione, solo in un secondo momento arriva il dolore dal piede.
Allora Alberto urla, poi guarda in basso e vede uno schizzo di sangue arterioso che sta inondando il pavimento della stanza, e mentre urla realizza che si è sparato da solo. Il dolore gli fa contrarre i muscoli mentre la pistola è ancora in mano così, mentre cade a terra perché il suo arto sinistro non può più sorreggerlo, parte un altro colpo che c’entra il cartone delle bottiglie di alcool. Delle bottiglie esplodono e prendono fuoco. Le fiamme si espandono rapidamente al letto e al mobile di legno. La bottiglia che aveva aperto lui intanto inonda di alcool il pavimento mischiandosi con il sangue.

Alberto cerca di rialzarsi ma scivola con il piede destro, ormai l’unico appoggio, sulle mascherine cadute e cade sbattendo pesantemente la testa sul muro.

Riprende i sensi in breve tempo perché il fuoco sta bruciando i suoi pantaloni. Il dolore è fortissimo e non sa più dove sia andata a finire la sua Beretta; la maledice e maledice anche suo nonno che gli aveva detto che era un cimelio perché era stata baciata da Mussolini.

Ora non vede quasi nulla, gli occhi sono coperti dal sangue che sta uscendo dalla ferita sulla fronte. Spegne con le mani le fiamme sui pantaloni, provocandosi altre ustioni, urla. Cerca di rialzarsi ma il dolore del piede è fortissimo.

“Quanto sangue ho perso per dio?” la urla questa frase. Deve chiamare aiuto ma le fiamme ormai non gli consentono di uscire dalla camera. E poi non ce la fa a camminare, allora cerca di pulirsi il sangue dagli occhi, individua la finestra ci arriva e sostenendosi con il muro la apre, dall’altra parte di Viale Dante Alighieri una ragazza che corre. Urla disperatamente una richiesta di aiuto con tutto il fiato che ha nei polmoni e poi sviene.

Silvia sta concludendo la sua corsetta serale e come consueto non porta le cuffiette, è troppo pericoloso correre per strada con l’Ipod nelle orecchie. Lo teneva quando andava a correre al parco, ma da quando lo hanno chiuso meglio stare ben attenti quando si corre per strada.

Sente l’urlo del Sig. Randazzo del palazzo di fronte. Ma non si gira, tutti sanno che quel coglione sta sempre lì ad inveire contro i runners, è da un pezzo che lo ignorano per non dargli soddisfazione.

Alessandro Chiometti About Alessandro Chiometti
Razionalista, sognatore, pragmatico, utopista, ingenuo, cinico, epicureo e idealista... o forse più semplicemente incapace di autodefinirsi senza contraddizioni. Lascia volentieri agli altri il compito di catalogare e giudicare, attività per cui, del resto, ha ben poco interesse; non rinunciando però ad esprimere le sue opinioni su molteplici argomenti. Eterno studente consapevole di non sapere mai abbastanza, è sempre più convinto che il disimpegno politico e civile non rappresenta una soluzione ma uno dei problemi. Amante dei gatti ma simpatizzante dei cani pensa che il senso della vita sia la vita stessa e per questo la riempie di libri, foto, musica, birra e viaggi. We shall overcome, someday.