Aspettando la fine del mondo. Brexit!

Scritto da il 13 Dicembre nel blog

Possiamo fare tutte le analisi politiche che vogliamo.
Possiamo andare in giro per le campagne del Southend a chiedere ad uno ad uno che cosa ci hanno mai trovato in Boris Johnson o in Farange.
Possiamo pagare fior di psicanalisti per cercare di capire  su cosa spinge l’elettore del labour del 2017 a cambiare idea perché Corbyn  si è schierato contro la Brexit proponendo un nuovo referendum (l’unica cosa che la poteva fermare).
Possiamo anche farci un esame di coscienza per capire cosa abbiamo fatto di tanto male, noi europei, all’inglese medio. 

Ma alla fine resta ineluttabile una considerazione amara. 75 anni senza una guerra nei confini europei occidentali sono troppi.

Suvvia, non facciamo i buonisti come direbbe un leghista qualunque. Ammettiamolo! A queste generazioni mancano le storie raccontate dal babbo o dalla mamma su come era terrificante nascondersi dalle bombe francesi nel 1967. O su quanto è stata dura combattere nelle trincee  intorno Madrid  nel 1978 per respingere le truppe britanniche che volevano conquistare la Spagna.

Manca anche la conoscenza diretta di cosa produce una guerra: fratelli che non ci sono più perché sepolti in un campo di grano con i papaveri rossi che gli fanno compagnia; padri costretti sulla sedia a rotella con i pantaloni appuntati all’altezza del ginocchio; zii che si coprono il volto per mascherare gli effetti del lanciafiamme del nemico, sorelle stuprate.

Se ci fossero un po’ di queste memorie fresche il primo coglione che parla di “soldi italiani per salvare le banche tedesche” non prende i voti dei ventenni ma i sonori calci in culo da questi. O quando il sovranista di turno (in malafede o tontolone che sia) provasse ad arringare le folle con “Cosa ha fatto l’Europa per noi?” (discussione che comunque già oggi dovrebbe finire ogni volta come lo sketch dei Monty Python in Brian di Nazareth, per inciso) scapperebbe sotto una pioggia di uova marce e pomodori.

Suvvia ammettiamolo, una guerra ogni tanto ci vuole. Perché è evidente che non siamo in grado di ricordarci che chi ha fondato la CEE alla fine della WW2 non l’ha fatto perché era complice del signoraggio dei massoni guidati dai rettiliani su ordine degli alieni grigi a loro volta al servizio di Ktuluh. L’ha fatto perché era stanco delle guerre in Europa.

L’Inghilterra lascia l’UE il 31 gennaio. Cosa succederà poi è tutto da vedere, ma date le premesse con Trump e Putin che non vedono l’ora dell  fine del sogno di un’Europa unita e in pace, non sono buone.

L’UE, che ha usato il braccio di ferro economico verso i famosi Piigs (Do you remember?) è stata politicamente morbida a trattare l’uscita con la May continuando a dar tempo alla “perfida Albione”.
Se il giorno dopo il folle referendum voluto da Farange avesse messo alla porta l’UK senza nessun tipo di accordo dicendogli solo “arrivederci e grazie, da oggi sono applicati con voi gli accordi standard per i paesi extracomunitari” forse oggi avremmo già un Inghilterra implorante di non andare in default e che avrebbe già fatto domanda per avviare la procedura per il rientro in UE.

Oppure, per voler essere veramente cattivi, sarebbe bastato che il 24 giugno 2016 si fosse provveduto ad erigere una frontiera fra EIRE (appartenente all’UE) e Irlanda del Nord (appartenente all’UK); una cosa prevista dagli accordi europei del resto e le città inglesi avrebbero ormai già subito così tanti attentati della New Ira che in confronto la Siria sarebbe un territorio sicuro.

Ma in fin dei conti, non si può dare la colpa ai burocrati europei di non aver seguito, per una volta gli spietati protocolli, giusto?

E allora le considerazioni da fare sono semplici. Nonostante la WW2 e tutto ciò che sappiamo, ancora siamo convinti che ritirarsi nelle mura dei nostri castelli ci salvi dal nemico, dall’invisaro, dall’immigrato e dal signoraggio dei banchieri massoni.

Non ci siamo evoluti come specie, quindi moriremo e ci estingueremo come singoli individui.

E comunque non è detto che questo sia un male. Per il pianeta, ovvio.

 

Alessandro Chiometti About Alessandro Chiometti
Razionalista, sognatore, pragmatico, utopista, ingenuo, cinico, epicureo e idealista... o forse più semplicemente incapace di autodefinirsi senza contraddizioni. Lascia volentieri agli altri il compito di catalogare e giudicare, attività per cui, del resto, ha ben poco interesse; non rinunciando però ad esprimere le sue opinioni su molteplici argomenti. Eterno studente consapevole di non sapere mai abbastanza, è sempre più convinto che il disimpegno politico e civile non rappresenta una soluzione ma uno dei problemi. Amante dei gatti ma simpatizzante dei cani pensa che il senso della vita sia la vita stessa e per questo la riempie di libri, foto, musica, birra e viaggi. We shall overcome, someday.