Profondità di campo… bastarda

Scritto da | febbraio 16, 2017 | sperimentale

Non riesce a muoversi: pare che le funi che lo stringono alla sedia lo vogliano segare ad ogni movimento del corpo.

Non riesce ad aprire gli occhi: ogni tentativo è inutile e soprattutto doloroso. Tutto quello che ha davanti è una sottile striscia sfocata e in penombra, che non gli permette di veder arrivare un altro deprecabile colpo, duro, veloce, preciso, come tutti gli altri finora.

La testa gli esplode in chiazze di luce e di dolore.

Passano alcuni secondi – forse – che vengono dilatati dal tormento. Secondi stirati, secondi allungati e ampliati, secondi in cui l’unica cosa che il cervello comanda al corpo è di provare ancora e ancora dolore. Poi, di nuovo buio, se non fosse per quella sottile fessura tra le palpebre. Si concede solo ora qualche momento per immaginarsi il proprio volto trasfigurato e per cercare di ricordare l’ultima volta che si è guardato allo specchio.

La sua faccia nello specchio. Non è questa l’ultima cosa che ha visto prima che iniziasse tutto? Due facce: la sua e… Un flash, un lampo e poi l’immagine sparisce. Non riesce a ricordare. leggi tutto…

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